Quattro domande e la promessa di portare il tema all’attenzione del Parlamento. I lavori a rilento al Porto di Punta Penna finiscono all’attenzione del deputato Pd ed ex presidente abruzzese Luciano D’Alfonso. Da tempo gli interventi, divisi in più fasi, sono al centro di botta e risposta e accuse. L’iter autorizzativo per i nuovi lavori, ancora non avviati, sono rimasti impantanati a lungo al ministero dell’Ambiente a causa di numerosi lacune ed errori nella documentazione [LEGGI]. Nelle integrazioni inviate un paio di mesi fa, la Regione ha indicato entro la fine dell’anno il completamento del prolungamento della banchina [LEGGI]. Alla data di oggi, risulta che il ministero sta predisponendo il provvedimento autorizzativo per i lavori del secondo lotto.

«L’inerzia della giunta regionale si traduce per il porto di Punta Penna in perdita di competitività rispetto ad altri porti adriatici, come Ancona, Bari e Ravenna», scrive l’esponente Pd in un lungo intervento sul proprio sito internet. «L’area industriale tra Vasto, San Salvo, Val di Sangro e Termoli ospita aziende manifatturiere molto rilevanti ed evidentemente lo stallo negli investimenti infrastrutturali sul porto, determina l’aumento dei costi di trasporto per le imprese e riduce l’attrattività industriale del territorio».

Così, D’Alfonso pone quattro «domande chiare alla giunta regionale»:
«I fondi destinati all’ampliamento della banchina di Levante, i 6,7 milioni di euro già appaltati e oggetto di annunciazione, sono effettivamente o sono ancora disponibili?
Se l’opera è stata appaltata cos’è che impedisce il lavoro delle ruspe? Mancano autorizzazioni? Manca la Via? Non mi pare possibile, perché non sarebbe stato consentito un appalto senza la Via. E allora chi è che ostacola il girare la chiave per accendere il motore delle ruspe?
Quali sono le identità e le figure istituzionalmente preposte al controllo, al monitoraggio del cantiere, e che devono consentire la realizzazione dell’opera pubblica?
Se si sono determinati degli ostacoli amministrativi, cos’è che impedisce al governatore di accedere legittimamente alla filiera istituzionale per rimuovere quei sassi che si frappongono alla qualificazione portuale della nostra Regione?».
«Se la giunta marsiliese ha un deficit nel problem solving, attingeremo le nostre necessità direttamente a Roma, portando il tema sui tavoli delle istituzioni», conclude il parlamentare Pd.







