Il Consiglio regionale d’Abruzzo ha approvato all’unanimità la legge per la valorizzazione e il riutilizzo dei beni confiscati alla criminalità organizzata. Il provvedimento, nato dall’iniziativa del consigliere regionale di Fratelli d’Italia e presidente dell’Osservatorio regionale della legalità, Francesco Prospero, introduce per la prima volta una disciplina organica sul tema e istituisce un fondo regionale dedicato al recupero e alla gestione di questi patrimoni.
«È stata scritta una pagina importante per l’Abruzzo. La nostra regione per la prima volta si dota di una legge organica e di un fondo dedicati al recupero e al riutilizzo dei beni confiscati alla criminalità organizzata», ha dichiarato Prospero, sottolineando come «restituire questi beni ai cittadini significa affermare la forza dello Stato e trasformare ciò che era frutto dell’illegalità in un’opportunità per le nostre comunità».
Il consigliere ha inoltre espresso soddisfazione per il voto unanime dell’assemblea: «Di fronte al tema della legalità non esistono distinzioni tra maggioranza e opposizione, ma un’unica istituzione unita». La nuova normativa prevede, a partire dal bilancio 2027, la possibilità per la Regione di destinare risorse economiche al recupero, alla manutenzione e alla piena fruibilità dei beni confiscati, affiancando concretamente Comuni ed enti assegnatari, spesso chiamati a sostenere costi elevati per rendere nuovamente utilizzabili gli immobili. La legge punta inoltre a promuovere attività di formazione, informazione e sensibilizzazione, affinché i beni confiscati possano diventare luoghi di diffusione della cultura della legalità e della cittadinanza attiva, soprattutto tra i più giovani.
Secondo i dati acquisiti dall’Osservatorio regionale della legalità, in Abruzzo risultano attualmente 295 beni immobili confiscati ancora in gestione: 114 si trovano nella provincia di Chieti, 79 in quella dell’Aquila, 53 nel Teramano e 49 nel Pescarese. A questi si aggiungono gli immobili già destinati o assegnati: 34 nel Chietino, 17 nell’Aquilano, 41 nel Teramano e 29 nel Pescarese.
«Questi numeri dimostrano che il fenomeno mafioso riguarda anche l’Abruzzo e che non possiamo permetterci di abbassare la guardia», ha concluso Prospero, definendo il provvedimento «un cambio di passo culturale prima ancora che amministrativo», capace di trasformare «ciò che era un simbolo del potere mafioso in un presidio di legalità, partecipazione e speranza».












