Sotto la calura di fine agosto, un ombrellone e qualche ombrello da sole fanno da riparo ai lavoratori della Cima di San Salvo, che non si rassegnano a vedere progressivamente svuotata una fabbrica con 47 anni di storia.

«È così da un anno», raccontano operai e rappresentanti dei lavoratori. Nel frattempo, spiegano, i macchinari sono stati spostati e ora sono cominciati anche i trasferimenti dalla sede di San Salvo a quella centrale di Busnago. Il primo a ricevere la comunicazione è stato il collega che coordina la produzione.
I lavoratori sono passati da 56 a 42, tra pensionamenti non sostituiti e uscite volontarie, dieci delle quali nell’ultimo anno. E proprio sulle modalità con cui si sta procedendo si concentra la loro preoccupazione: «Vogliono indurci a dimetterci». Una situazione che, secondo gli operai, contrasta con la realtà produttiva dello stabilimento di Piane Sant’Angelo. «Continuiamo a produrre stampaggio di dadi a saldare per carrozzerie auto e a fare fatturato», sottolineano. Prodotti che hanno ottenuto anche recentemente le certificazioni di qualità e che vengono forniti ad alcune delle principali case automobilistiche europee.
I lavoratori ricordano inoltre di aver accettato il contratto di solidarietà, con una conseguente riduzione dello stipendio, nella convinzione di contribuire al futuro dello stabilimento. «Nei confronti dell’azienda abbiamo sempre mostrato un atteggiamento propositivo. In cambio non abbiamo ricevuto la stessa apertura da parte dei vertici».
Ora l’attesa è per il confronto convocato dall’assessora regionale alle Attività produttive Tiziana Magnacca per il 15 settembre, nella sede della Regione Abruzzo a Pescara. Al tavolo siederanno la dirigenza, i rappresentanti dei lavoratori e la parte politica.







