C’è preoccupazione tra i 42 dipendenti della Cima (Compagnia Italiana Molle Acciaio) di San Salvo, azienda che qui è arrivata nel 1979 per produrre componentistica per l’automotive. L’azienda che ha la sede principale nella Brianza ha comunicato la volontà di ridimensionare il sito sansalvese passando a meno di venti dipendenti (15/18).
Per questi timori e per il «progressivo deterioramento delle condizioni lavorative», le maestranze, oggi, hanno incrociato le braccia per otto ore, aderendo allo sciopero proclamato dalle organizzazioni sindacali Fim Cisl e Uilm Uil.

Nonostante un primo incontro in Regione, il 6 agosto, durante il quale sono arrivate rassicurazioni, dalla fabbrica di viale Italia vengono portati via impianti e prodotti a più riprese: circostanza fa temere la volontà aziendale di spostare parte della produzione.
La Cima a San Salvo è una delle aziende più longeve, tra le principali produttrici in Europa di molle per l’automotive, e può vantare tra i propri clienti le principali case automobilistiche (anche di prestigio come Bugatti, Porsche, Lamborghini, Ferrari).

Ai sindacati tale scelta è stata presentata come necessità di riorganizzare internamente il gruppo, ma i rappresentanti dei lavoratori lamentano l’assenza di un piano industriale che spieghi nel dettaglio anche una eventuale ripartenza a ranghi ridotti.
Ora, si chiede «il mantenimento delle linee produttive e delle attività industriali nello stabilimento di San Salvo, evitando ulteriori trasferimenti e depotenziamenti; un confronto serio e trasparente sul futuro produttivo e occupazionale del sito».

Magnacca: «L’azienda non trasferisca persone o impianti»
Oggi, sulla vicenda – in attesa del tavolo di crisi in programma il 16 settembre – è intervenuta anche l’assessora regionale al Lavoro, Tiziana Magnacca: «Invitiamo la Cima a soprassedere da qualsiasi trasferimento di persone o impianti, rispettando l’accordo assunto, seppure per le vie informali nell’incontro dello scorso 6 agosto in Regione, rinviando qualunque decisione al tavolo di crisi aperto che si terrà nella prossima metà settembre qui in assessorato a Pescara».

L’assessora evidenzia come «i trasferimenti di sede di lavoro o della proprietà possono significare veri e propri licenziamenti individuali, lasciando i lavoratori privi di tutele e di una vera possibilità di scelta. La presenza di Cima a San Salvo è stata una storia imprenditoriale di successo dove accanto alla capacità imprenditoriale del fondatore, i fattori determinanti sono stati certamente le maestranze che oggi non possono essere lasciate sole».
«Il vissuto della Cima non può interrompersi senza un reale tentativo di salvaguardare il valore produttivo dello stabilimento di San Salvo e senza sentire la responsabilità sociale verso i lavoratori, le loro famiglie e la comunità intera che di certo verrebbe danneggiata da soluzioni “finali” prive di concertazioni e di una reale volontà di rinvenire soluzioni alternative allo svuotamento dello stabilimento. Siamo certi che la proprietà sarà ben all’altezza di affrontare questa sfida proprio come il fondatore affrontò all’atto dell’insediamento a San Salvo. Una realtà produttiva così importante che ad oggi ha ancora nel core business tutti gli elementi per essere indispensabile nella filiera dell’automotive».
«Abbiamo dunque formalizzato una richiesta in tal senso alla proprietà e alle organizzazioni sindacali, in attesa del tavolo di confronto che si terrà in Regione – conclude Magnacca – Nel frattempo piena solidarietà ai lavoratori che vivono momenti di tensione per l’incertezza del loro futuro e quello della loro famiglie».







