«Menna ha dimostrato debolezza politica, faremo la nostra parte»

«Con la presentazione di un emendamento, abbiamo richiesto che si faccia piena chiarezza sulle priorità degli interventi, chiedendo una classificazione meramente tecnica che si basi sulla competenza della struttura dirigenziale dell’ente, alla quale va la nostra piena fiducia. Fiducia che, purtroppo, non possiamo riporre nel presidente Francesco Menna, che troppo spesso indossa prioritariamente la casacca di partito».

Gli esponenti de La Provincia che Vogliamo ripercorrono e commentano il recente consiglio provinciale straordinario sulla situazione della viabilità post-maltempo. «Riteniamo che il presidente, nel suo precedente mandato, abbia dato poca attenzione a molti territori non vicini politicamente e, fatto ancora più grave, non abbia compiuto le giuste scelte nella programmazione delle ingenti risorse di cui disponeva».

È vero che nulla si può davanti a un evento meteorologico della portata di quello verificatosi negli scorsi giorni, ma una riflessione va fatta su quanto Menna abbia investito pochissimo nella manutenzione ordinaria delle strade e dei costoni, dei canali idrici ai margini delle strade provinciali, nonché nella pulizia di cunette e tombini. La minoranza ha portato un esempio lapalissiano richiamando il caso del fiume Treste, in un tratto dove sarebbe bastata una massicciata di protezione dell’asse viario dal costo di poche centinaia di migliaia di euro, mentre oggi occorreranno somme dieci volte superiori», spiegano Massimiliano Berghella, Claudio Carretta, Luca Conti, Catia Di Fabio e Renzo Di Lizio.

«Tutte le osservazioni mosse sono state avanzate nell’ottica della costruttività, del dialogo rispettoso e pacato, dimostrando senso di responsabilità. Responsabilità che abbiamo confermato votando all’unanimità il deliberato proposto. Per noi è prioritario risolvere l’isolamento dei comuni montani, come sta accadendo per diverse arterie provinciali, tra cui la Sp 212, e permettere ai cittadini delle aree interne di poter tornare al lavoro o recarsi a scuola in tempi accettabili e soprattutto in sicurezza».

«Il presidente Menna, invece, ha dimostrato debolezza perché ha alzato i toni, addossando ogni colpa al Governo regionale e nazionale e limitandosi a dire che le risorse dell’ente non sono sufficienti per fronteggiare una devastazione di tale portata, chiedendo un intervento immediato della Regione e del Governo nazionale. Ci saremmo aspettati da lui, invece, soluzioni concrete. La minoranza è pronta a farsi carico di un ruolo di mediazione con il Governo regionale e nazionale, con cui ha un rapporto privilegiato. Con senso di responsabilità lo farà per i sindaci, per i territori e per i cittadini, non certo per chi oggi ha soltanto attaccato e dimostrato scarso rispetto».

La fondovalle Treste

«Il nostro gruppo ha inoltre richiesto una maggiore attività di trasparenza e partecipazione, attraverso una condivisione preventiva di documenti, atti, verbali di somma urgenza e di tutti gli strumenti utili a consentire un confronto serio e costruttivo. I consiglieri provinciali, tutti indistintamente, sono i veri ambasciatori sul territorio, perché mantengono un contatto costante con i sindaci, che rappresentano a loro volta il primo presidio delle comunità locali».

«La debolezza di Menna è stata evidenziata anche invitando il presidente a mettere una pezza all’imbarazzante caso Enzo Di Diego. Recentemente, il consigliere, eletto proprio nelle file de La Provincia che Vogliamo, ha annunciato il proprio sostegno alla maggioranza, accettando cinque deleghe, tra cui edilizia scolastica e urbanistica, offerte da Menna. Questo spostamento, considerato profondamente inopportuno, rappresenta una delle peggiori bassezze della politica, allontana i cittadini dalle istituzioni e tradisce il mandato elettorale ricevuto. Un comportamento che è stato contestato dal resto del gruppo di centrodestra».

«Infine, appare singolare che nel suo discorso conclusivo, anziché concentrarsi esclusivamente sulle emergenze della Provincia, Menna abbia scelto di parlare del riarmo dell’Italia e dell’Europa, nonché del ponte sullo Stretto di Messina. Temi del tutto estranei alla drammatica situazione affrontata in aula e che fanno pensare a un presidente già proiettato verso la prossima campagna elettorale, regionale o politica nazionale, piuttosto che impegnato a risolvere i problemi concreti del territorio».

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