Pd: «Il ritiro dei pannoloni a San Salvo non è adeguato perché non tutela la privacy»

La soluzione adottata da Eco.Lan per il ritiro di pannolini e pannoloni non tutela la privacy. A sollevare la questione sono le consigliere comunali del Pd di San Salvo, Emanuela Tascone e Michela Torricella.

«Spesso nel dibattito politico, locale e anche nazionale, si discutono principalmente macro-tematiche tralasciando le storie delle persone, le difficoltà quotidiane di chi assiste i propri cari e le esigenze concrete dei più fragili, che invece dovrebbero essere al centro dell’attenzione di chi amministra», scrivono in un comunicato stampa.
«Non condividiamo l’attuale gestione della raccolta dei pannoloni a San Salvo. Oggi il ritiro è previsto solo di sabato e lunedì (con esposizione il venerdì e la domenica) e obbliga i cittadini a lasciare fuori casa sacchi chiaramente contrassegnati con la scritta “pannoloni”. In alternativa, questi possono essere conferiti nell’indifferenziato (che tuttavia viene ritirato ogni 15 giorni). La privacy è un diritto inviolabile, soprattutto nei momenti di vulnerabilità. Costringere una famiglia a esporre un segno distintivo che riveli al vicinato uno stato di infermità o di non autosufficienza è una violazione dell’intimità domestica. La malattia non è uno spettacolo pubblico e non va etichettata sul marciapiede».

Tascone e Torricella

«Riteniamo quindi questa soluzione del tutto inadeguata, anche in vista del futuro mastello rosa: in entrambi i casi si espone pubblicamente la condizione di fragilità di chi abita la casa, sacrificando la dignità delle persone in nome di una logistica che, invece di tutelare, finisce per stigmatizzare».

«Anche sul piano organizzativo il calendario attuale è illogico: concentrare il servizio tra venerdì e domenica lascia un vuoto da lunedì a giovedì, costringendo le famiglie a tenere in casa per giorni grandi quantità di rifiuti, con disagio igienico e di spazio».
Le due consigliere, quindi, chiedono al Comune «di superare questa visione rigida e proponiamo un’alternativa più rispettosa: ⁠eliminare ogni elemento distintivo che segnali all’esterno la presenza di pazienti fragili; ⁠istituire un servizio di ritiro domiciliare dedicato, attivabile su richiesta e senza esposizione in strada; ⁠utilizzare sacchi neutri, indistinguibili dagli altri, per garantire l’anonimato a chi affronta una malattia, che non può essere un elemento di arredo urbano».
«Le istituzioni hanno il dovere di proteggere la riservatezza e la fragilità, non di esporle», concludono Tascone e Torricella.

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