Cima, resta l’incertezza. Uilm: «Dall’azienda chiusura verso i lavoratori, ma non ci arrendiamo»

Le risposte positive attese dai lavoratori non sono arrivate. Ieri lo sciopero di otto ore, con presidio davanti ai cancelli della Cima di San Salvo, non ha sciolto i dubbi sul futuro dei 42 dipendenti dello stabilimento, attivo da 47 anni nella zona industriale di Piane Sant’Angelo. Ieri si è registrata «l’adesione totale allo sciopero del 26 agosto 2026», comunica Felice De Meo, rappresentante territoriale della Uilm di Chieti-Pescara.

San Salvo: il presidio dei lavoratori della Cima

«La risposta dell’azienda non si è fatta attendere e con rammarico prendiamo atto della chiusura verso i lavoratori che, se colpe hanno, sono quelle di chiedere un piano industriale che li veda al centro di un progetto serio e strutturato e non come adesso che assistono a un lento declino dovuto alla delocalizzazione delle lavorazioni», afferma De Meo.

La preoccupazione è legata al trasferimento di macchinari e lavorazioni verso lo stabilimento di Busnago, in provincia di Monza e Brianza, con il conseguente ridimensionamento dell’attività e del fatturato legato alla sede di San Salvo. «La Uilm non si arrende e cercherà in ogni modo di ripristinare dei colloqui con l’azienda incentrati sul lavoro e sui lavoratori», perché «si tutelano e si assistono tutte le persone che ne hanno la necessità, che siano quarantadue oppure una sola».

Il prossimo appuntamento è già fissato. Il 15 settembre, nella sede della Regione Abruzzo a Pescara, è convocato un tavolo di confronto al quale parteciperanno la dirigenza aziendale, i rappresentanti dei lavoratori e la parte politica.

Ma tra gli operai resta forte l’incertezza sulle prospettive occupazionali. I lavoratori temono che possa essere disposto il loto trasferimento allo stabilimento di Busnago, in provincia di Monza e Brianza. Una prospettiva che, secondo i timori espressi dagli stessi dipendenti, potrebbe spingerli a lasciare il posto di lavoro. Il primo trasferimento è già stato comunicato a un dipendente. «Riteniamo che la politica propositiva e non assistenzialista sia un valore aggiunto che in molti casi è riuscita facendo da tramite a risolvere questioni importanti», sottolinea il rappresentante sindacale. «Confidiamo che tutte le parti in causa si rendano disponibili per finalmente raggiungere una soluzione condivisa».

Articoli correlati

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *