Morte Monteferrante, i dubbi della famiglia: esposto su servizio di salvataggio e misure precauzionali

Accertare eventuali responsabilità per la tragica morte di Antonella Monteferrante anche in relazione alla pericolosità di quello specchio acqueo che già in passato ha fatto da cornice a drammi simili. A chiederlo è la famiglia della commerciante sansalvese di 50 anni che, affidandosi al legale Antonello Cerella, ha presentato un esposto alla procura della Repubblica del tribunale di Vasto.

L’esposto ha l’obiettivo di approfondire due aspetti cruciali: l’adeguatezza del servizio di salvataggio affidato a una cooperativa e le misure precauzionali adottate per quel tratto di mare.

Una fase delle operazioni di recupero

I soccorsi

Antonella Monteferrante si trovava in acqua con la figlia e un’amica della stessa. Le due giovani si sono fermate a qualche metro dalla riva, mentre la donna ha proseguito più avanti andando in difficoltà e non riuscendo a tornare indietro a causa della corrente. Attimi drammatici ai quali hanno assistito decine di bagnanti. La bagnina presente ha cercato di raggiungerla senza riuscirvi, alcuni bagnanti hanno lanciato un salvagente. La 50enne è finita prima contro gli scogli a protezione del porticciolo turistico, poi trascinata al largo.

I vigili del fuoco durante le operazioni di recupero

Cerella spiega: «Da quanto sappiamo era presente solo una bagnina senza strumenti idonei come il moscone e le ciambelle di salvataggio. Chiediamo di verificare che chi gestisce il servizio di salvamento abbia predisposto tutti i mezzi necessari. Riteniamo che mezzi e bagnini messi a disposizione non siano idonei a salvare vite. Non basta mettere la bandiera rossa per sollevarsi da eventuali responsabilità».

La segnalazione del pericolo

Quel tratto di mare è già stato teatro di tragedie dalla dinamica simile. Si tratta di una porzione di mare chiusa a sud dagli scogli del porticciolo turistico e che, fronte spiaggia, ha i frangiflutti. È in quello spazio – tra frangiflutti e porticciolo – di 23 metri circa, che s’insinua la corrente di risacca rivelatasi già fatale.
L’8 giugno 2017 a perdere la vita fu un turista campano di 34 anni, tuffatosi per aiutare un’amica in difficoltà. Solo dieci giorni dopo, i bagnini (poi premiati dal Comune) evitarono l’annegamento di un 45enne molisano entrato in acqua per soccorrere tre ragazzini. I due episodi ravvicinati portarono capitaneria di porto e Comune a installare boe unite da una corda per delimitare l’area sicura [LEGGI]: la serie di galleggianti era molto più spostata verso la spiaggia.

Il 26 settembre 2020 una nuova vittima: due camionisti stranieri in sosta poco vicino entrano in acqua. Un polacco di 39 anni, viene salvato da un pescatore e due marinai e soccorso in ipotermia; un 41enne ucraino sarà ritrovato morto solo il giorno dopo.
In tutti i casi, compreso l’ultimo, i corpi senza vita sono stati rinvenuti a qualche centinaio di metri, al confine con il Molise: una circostanza che testimonia la direzione della corrente che spinge al largo e poi verso sud.

Antonella Monteferrante

Nel corso degli anni, le boe del 2017 sono state rimosse. Oggi c’è una corda con galleggiante in quello spazio che separa le due file di scogli. Sulla spiaggia (libera all’epoca dei precedenti, oggi in concessione al porto turistico) e in acqua sono presenti i cartelli che indicano il limite delle acque sicure, così come in tutto il litorale sansalvese.
«Perché le boe del 2017 sono state rimosse e da chi?», dice Cerella.

Ad accertare le responsabilità sarà la procura di Vasto, la pm Silvia Di Nunzio ha aperto un fascicolo contro ignoti per omicidio colposo. Stamattina, a Chieti, è in programma l’autopsia sul corpo di Monteferrante.

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