«Dopo oltre un decennio dall’introduzione degli strumenti per coinvolgere le amministrazioni comunali nel contrasto all’evasione fiscale, la partecipazione dei Comuni resta un’illusione», questo il commento del segretario generale Uil Abruzzo, Michele Lombardo, in seguito allo studio condotto dal Servizio stato sociale, Politiche fiscali e Previdenziali della Uil nazionale e Uil Abruzzo.

A livello nazionale, a fronte di un potenziale magazzino di crediti fiscali locali, stimato in 25 miliardi di euro – che si tradurrebbe in un recupero spettante ai Comuni di circa 12,5 miliardi di euro – le somme effettivamente recuperate e spettanti alle amministrazioni locali per le riscossioni effettuate nel 2024, ed erogate nel 2025, ammontano ad appena 2,5 milioni di euro, lo 0,02% del potenziale recuperabile.
In Abruzzo le somme recuperate dai Comuni e spettanti come quota incentivante per le attività di accertamento ammontano complessivamente a soli 1.337,94 euro. L’unico comune abruzzese ad aver registrato un recupero è Pescara, che porta a casa l’intera somma regionale di 1.337,94 euro. Per tutti gli altri, compresi i capoluoghi di provincia L’Aquila, Chieti e Teramo, il dato è fermo a zero.

«Questo non è solo un problema di numeri, è un fallimento politico e amministrativo che incide direttamente sulla carne viva dei nostri cittadini e del nostro territorio – dice Lombardo – In una regione che soffre per le carenze strutturali della sanità, per i tagli ai trasporti locali, per le difficoltà delle scuole e per un welfare sempre più in affanno, specialmente nelle zone interne, non possiamo permetterci di lasciare miliardi di euro nelle mani degli evasori. L’evasione fiscale è una piaga sociale che grava interamente sulle spalle dei lavoratori dipendenti, dei pensionati e delle famiglie abruzzesi, ovvero coloro che le tasse le pagano fino all’ultimo centesimo attraverso la trattenuta in busta paga o sulla pensione, e che si trovano a subire servizi pubblici inefficienti proprio a causa di chi si sottrae al proprio dovere costituzionale. Se in tutto l’Abruzzo solo il Comune di Pescara riesce a recuperare una cifra simbolica, mentre il resto della regione è non pervenuto, significa che il sistema così com’è non funziona. D’altra parte, non possiamo colpevolizzare i sindaci o le singole amministrazioni comunali: la verità è che i nostri Comuni sono stati svuotati di personale negli ultimi quindici anni. Mancano uffici tributi strutturati, competenze professionali specifiche e una digitalizzazione davvero integrata con l’Agenzia delle Entrate».
Per invertire la rotta, la Uil Abruzzo indica le priorità d’azione: «Sbloccare il turn-over e assumere figure professionali qualificate negli uffici tributi dei Comuni abruzzesi. La caccia all’evasore oggi richiede competenze avanzate, informatiche e di analisi finanziaria. I piccoli Comuni dell’Abruzzo, che costituiscono la spina dorsale del nostro territorio interno, non hanno la forza per fare accertamenti da soli. Occorre spingere sulla gestione associata di questi servizi attraverso le Unioni dei Comuni. Il potenziamento tecnologico e il supporto continuo dell’Agenzia delle Entrate sono indispensabili. Anche la ventilata ipotesi in Legge di Bilancio di affidare alla società pubblica “Amco” la riscossione dei tributi locali richiede un confronto serrato con il sindacato per tutelare i profili occupazionali e garantire una governance trasparente e vicina ai territori».









