«Futuro dell’agricoltura? Due grandi problemi: mancato ascolto dei consumatori e monocoltura»

Dibattito aperto e a tratti aspro quello sul futuro dell’agricoltura nell’appuntamento di San Salvo di qualche giorno fa. L’occasione è stata la commemorazione dei fatti di Bosco Motticce. Se Gabriele Marchese, presidente dell’associazione Il Bosco e la Bandiera, e Nicola Campitelli, commissione regionale Agricoltura, si sono concentrati sulla destinazione energetica dei terreni [LEGGI], a chiamare apertamente in causa gli agricoltori sugli aspetti produttivi è stato Silverio Pachioli, professore dell’istituto agrario “Ridolfi” di Scerni.

Silverio Pachioli

L’intervento del docente si è focalizzato sulla necessità di diversificare le colture andando incontro al mutamento dei gusti dei consumatori: «Se ascoltiamo i consumatori possiamo fare qualcosa di meglio, perché spesso produciamo quello che il consumatore non vuole. Dobbiamo abituarci a capire come evolve il consumatore: se vuole il vino di basso grado, dobbiamo dargli il vino di basso grado».

«Abbiamo quindi due grandi problemi: che non vogliamo ascoltare il consumatore e che abbiamo puntato in maniera maledetta sulla monocoltura – ha continuato Pachioli – La monocoltura che si chiami “vite”, che si chiami “pesche” o altro, sia per una questione di mercati e sia per una questione prettamente biologica, è l’inizio della fine, c’è poco da fare. Sono stato invitato, qualche tempo fa, a un convegno dal titolo Il futuro della viticoltura abruzzese, la capanna o il filare. Ma è questo il futuro dell’agricoltura, decidere tra la capanna o il filare? La capanna non nasce per i vini, ma per l’uva da tavola che abbiamo eliminato e che oggi compriamo in Perù, in Cile e, se ci va bene, in Puglia. Ce l’avevamo a Ortona, era un modo per diversificare».

«I problemi fondamentali sono i cambiamenti climatici che cambiano la nostra bocca. Fino a oggi abbiamo distrutto finocchi: stavano a 8 centesimi, conveniva di più distruggerli. Perché? Perché fa caldo e la bocca non ci richiede verdure».

«Oggi si parla di qualità. Io la qualità l’ho eliminata dal mio vocabolario. Se non facciamo qualità che vogliamo fare? Chi non fa prodotto buono deve andare in galera, non deve prendere contributi. Ma quanti soldi stiamo buttando? Oggi dobbiamo puntare all’eccellenza. La qualità sapete cos’è nella mia scuola? La sufficienza. Sotto la sufficienza si è bocciati, sopra si passa. Noi dobbiamo puntare al 7, all’8, al 9».

Poi, in chiusura, una nota stizzita nei confronti dei rappresentanti istituzionali che, allo stesso convegno, sono stati presenti solo per un breve intervento: «Abbiamo cominciato con i politici, sono andati tutti via. Questo è un grosso problema: i politici ci vengono a dire che noi dobbiamo andare da loro, no devono venire loro da noi. Per fare politica agricola ci vogliono gli agricoltori».

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