Una esplosione causata molto probabilmente da un residuo della precedente attività. È questa l’ipotesi principale sulle cause del grave incidente sul lavoro che ieri ha causato un morto (Carlo Piscopo di 59 anni) e un ferito alla Esplodenti Sabino. Nel sito, da quasi tre anni, cioè dall’ultimo incidente mortale del settembre 2023, l’attività è quasi totalmente ferma: per la demilitarizzazione di missili e ordigni non ci sono più le licenze e la nuova proprietà non intende proseguire su quella strada.

L’ex attività della famiglia Salvatore dal 29 settembre 2025 è passata alla Arca Defense Italy, ramo italiano dell’omonima società turca. Qui l’intenzione è produrre munizioni, attività per la quale si attendono le autorizzazioni.

L’esplosione è avvenuta su un piazzale esterno in cemento. Questo, nel corso degli anni, è stato usato come deposito temporaneo e, ieri, al momento della deflagrazione c’erano numerosi utensili e attrezzature dismesse, frutto dell’attività di bonifica necessaria in vista della prossima attività. Lo scoppio pare sia avvenuto in un vascone che, probabilmente, conteneva residui delle passate lavorazoni. Le indagini mirano quindi a individuare cosa ci fosse all’interno e perché.
Il cordoglio dei sindacati
Sulla salma di Piscopo, capo reparto con circa 30 anni di esperienza, sarà effettuata l’autopsia, Il lavoratore, anche per il ruolo in azienda, era molto conosciuto.
Alla famiglia, nella serata di ieri, i sindacati hanno rivolto un pensiero di vicinanza: «Ci stringiamo in un abbraccio solidale alla famiglia di Carlo, ai suoi cari, agli amici e a tutti i colleghi, augurando contestualmente una pronta e completa guarigione al lavoratore rimasto ferito. Tutto il mondo del lavoro abruzzese piange una perdita inaccettabile; il nostro pensiero va a chi resta e a chi, da oggi, dovrà affrontare un dolore immenso e pesanti conseguenze».

«Sentiamo forte la responsabilità di interrogarci sulle cause che hanno generato questa ennesima tragedia. Ciascun infortunio sul lavoro non è mai una “fatalità”, ma l’effetto di criticità che devono essere individuate e sradicate alla radice. Restiamo in attesa che la magistratura e gli organi inquirenti svolgano tempestivamente tutte le indagini necessarie per accertare la dinamica dell’esplosione, fare piena luce sull’accaduto e chiarire le relative responsabilità», le parole di Carlo Petaccia (Cgil), Massimiliano Recinella (Cisl) e Arnaldo Schioppa (Uil).







