La nuova drammatica esplosione nella fabbrica che attende di produrre munizioni

Una deflagrazione avvenuta in un’area esterna e che si sarebbe verificata in una vasca. Sono le prime ricostruzioni sulla nuova tragedia sul lavoro verificatasi alla Esplodenti Sabino di Casalbordino, sito oggi di proprietà della turca Arca Defense Italy.

L’esplosione è costata la vita a Carlo Piscopo, 58enne con decenni di esperienza in questa realtà lavorativa. La dinamica è tutta da chiarire, soprattutto perché attualmente l’attività produttiva è ferma.

La Esplodenti Sabino fino al 2023 si è occupata per decenni di demilitarizzazione di ordigni e missili, cioè del loro smontaggio. Dopo l’incidente che ha portato via tre vite, il 13 settembre di quell’anno, la prefettura di Chieti ha sospeso le licenze necessarie per continuare questo genere di attività. I lavoratori sono così entrati in cassa integrazione, misura che dura ancora oggi.

Dopo le trattative durate alcuni mesi, quindi, il sito, ufficialmente dal 29 settembre 2025, è di proprietà della multinazionale turca, con sede ad Ankara, Arca Defense. L’intenzione della nuova proprietà, che ha annunciato in Regione un piano industriale da 100 milioni di euro, è produrre munizioni e non dedicarsi più alla precedente attività ritenuta troppo rischiosa.

La produzione di munizioni non è iniziata perché in questi mesi l’Arca Defense sta procedendo all’iter burocratico. A maggio, la società – rappresentata dall’amministratore delegato, il generale Ciro Milano – ha depositato la documentazione per ottenere il via libera alla variazione di destinazione d’uso di alcuni locali già adibiti alla gestione di esplosivi. Le modifiche riguardano cambi di produzione: si passerà al confezionamento di cariche di lancio M4A2 con esplosivo di prima categoria, al riconfezionamento di esplosivi e alla lavorazione del Tnt (tritolo). La pratica è stata discussa qualche giorno fa, il 2 luglio, dal comitato Via che si è espresso con un rinvio.

Attualmente, quindi, la precedente attività è ferma per l’assenza delle necessarie licenze e per volontà della nuova proprietà, mentre la futura produzione potrà iniziare una volta ottenute le varie autorizzazioni.

Circostanze, queste, che sollevano ancora più interrogativi su questa nuova tragedia sul lavoro. Nel sito, oltre all’attività amministrativa degli uffici, si sta procedendo da tempo alla pulizia e alla bonifica, come da prescrizioni della prefettura e in vista delle future lavorazioni. Durante queste fasi di rimozione dei residui delle precedenti attività si sarebbe verificato il nuovo scoppio mortale.

Il bilancio per questo sito è pesantissimo con ben sette morti in sei anni. Il 21 dicembre 2020 persero la vita Carlo Spinelli, 54 anni di Casalbordino, Paolo Pepe 45 anni di Pollutri e Nicola Colameo, 45 anni di Guilmi. Tre anni fa morirono Giulio Romano, 34 anni di Casalbordino, Fernando Di Nella, 62 anni di Lanciano, e Gianluca De Santis, 44 anni di Palata.
Per l’episodio del 2020, i vertici aziendali sono stati assolti in primo grado [LEGGI]. Per la strage del 2023 l’udienza preliminare nei confronti di dieci imputati è slittata al prossimo 19 novembre. In entrambi i procedimenti giudiziari, Piscopo, in qualità di capo reparto, figurava nel registro degli indagati.

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