A Chiaro e tondo, la rubrica di opinioni di Chiaro Quotidiano, ospitiamo l’intervento di Carla Zinni, vicesindaca di Casalbordino. Il tema è l’unità territoriale a cinquant’anni dal Piano Kurokawa, il programma urbanistico intercomunale che si proponeva di fondere Vasto e San Salvo in un’unica città. La questione, che torna ciclicamente nel dibattito politico, si allarga anche ai comuni vicini.

Per troppo tempo la Grande Vasto è rimasta una suggestione. Un tema ciclicamente evocato e altrettanto puntualmente accantonato. Oggi, però, il contesto è cambiato. La domanda non è più se questo progetto sia possibile, ma se il Vastese possa permettersi di continuare senza una visione comune.
La competizione non si gioca più tra singoli comuni, ma tra territori capaci di fare sistema. È lì che si concentrano investimenti, infrastrutture, opportunità e risorse. Chi si presenta diviso rischia di contare sempre meno.
La nascita della Nuova Pescara è il segnale di una tendenza ormai evidente. Le istituzioni e la programmazione europea premiano le realtà che sanno condividere strategie e progettualità. Continuare a ragionare entro i confini amministrativi significa restare ancorati a un modello che il tempo sta progressivamente superando.
Eppure il Vastese è già, nei fatti, un’unica area. Ogni giorno migliaia di persone si spostano tra un comune e l’altro per lavorare, studiare o usufruire dei servizi. Le imprese operano su scala comprensoriale, il turismo non conosce confini amministrativi e le principali sfide – dalla mobilità allo sviluppo economico – riguardano l’intero territorio. Solo la politica fatica ancora a guardare oltre il proprio campanile.
Parlare di Grande Vasto non significa cancellare le identità locali. Nessuno propone di rinunciare alla storia, alle tradizioni, alla specificità e rappresentanza dei singoli comuni. Significa, piuttosto, costruire una governance capace di affrontare insieme le questioni strategiche: pianificazione territoriale, infrastrutture, sviluppo economico, turismo, ambiente, innovazione e accesso ai finanziamenti.
In questo percorso Vasto è chiamata a svolgere un ruolo di guida. Non per esercitare una supremazia, ma perché il suo peso istituzionale le affida una responsabilità naturale: promuovere il dialogo e costruire una strategia condivisa con tutto il comprensorio.
Le elezioni comunali del 2027 rappresentano un’occasione da non sprecare. Chi si candiderà a governare Vasto dovrebbe dire non solo come intende amministrare la città, ma quale idea ha del futuro del Vastese. Perché oggi il vero tema non è dove finiscono i confini di un comune, ma dove può arrivare un territorio se decide di crescere insieme.
La Grande Vasto non è uno slogan e nemmeno un obiettivo da realizzare dall’oggi al domani. È una scelta di prospettiva. Significa decidere se continuare a essere una somma di realtà che procedono ciascuna per conto proprio oppure un territorio capace di parlare con una voce sola quando si tratta di difendere i propri interessi e costruire il proprio futuro.
Le sfide dei prossimi anni non aspetteranno nessuno. E nemmeno il futuro del Vastese.
Carla Zinni







