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Home Chiaro e tondo

Il Vastese di fronte alle sfide del III Millennio

11 Marzo 2026
in Chiaro e tondo
San Salvo
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Trovo interessante, soprattutto utile il dibattito avviato da Chiaro Quotidiano sul futuro del Vastese. Perché si tratta di un argomento che riguarda tutti i Comuni del comprensorio, in una fase storica caratterizzata da veloci e notevoli trasformazioni tecnologiche, economiche e culturali, dunque da una particolare complessità con inevitabili conseguenze sulle decisioni amministrative.

I dati demografici dell’ultimo decennio sono impietosi per le località alto collinari e della montagna ma non positivi persino per quelle della costiera. Vasto e San Salvo, dopo aver goduto per oltre mezzo secolo di una significativa immigrazione (anche dai centri abitati del Medio-Alto Vastese), si attestano ora rispettivamente a circa 41.000 e a circa 20.300 abitanti, più o meno gli stessi del 2017, evidenziando una stasi demografica dovuta sia al saldo negativo nati/morti (con la popolazione che progressivamente invecchia) sia al graduale appiattimento del rapporto immigrati-emigrati (molti giovani tendono ormai ad andare via). Questo, nonostante entrambe le località abbiano goduto, negli ultimi quattro anni, dell’effetto Amazon, una manna che poco o nulla ha portato agli altri Comuni.

Giovanni Artese

L’industria e l’agricoltura, i settori determinanti del “miracolo economico” di Vasto e San Salvo nel secondo Novecento, sono oggi in evidente affanno né c’è da attendersi una loro sostanziale ripresa in tempi brevi. Il terziario, invece, è notevolmente cresciuto, specie nell’ultimo trentennio, riuscendo sostanzialmente a coprire l’arretramento dei due settori produttivi (primario e secondario). E di fatto costituisce al momento l’unico comparto in grado di poter crescere e diversificarsi.

Il quadro macroeconomico complessivo è peraltro molto cambiato a cavalcioni tra II e III Millennio. Per alcuni decenni il mercato nazionale e quello europeo sono stati trainanti, decisivi per la nostra economia (soprattutto per l’agricoltura); negli ultimi trent’anni non più. Il goffo tentativo dei sovranismi di rimettere al primo posto la nazione, i suoi prodotti e interessi economici è già naufragato sotto la spinta di una concorrenza globale spietata e dei condizionamenti (talora dei ricatti) delle multinazionali e dei maggiori gruppi tecnologici e finanziari internazionali. 

E allora, che fare? Innanzitutto rafforzare il ruolo della Comunità Europea, senza di cui anche l’Italia sarà condannata all’irrilevanza. Secondariamente, in ambito locale, mettere assolutamente da parte i regionalismi e i campanilismi di ogni genere. Ben vengano pertanto Unioni di Comuni, Patti territoriali, Aree metropolitane, Piani intercomunali, accordi di altro tipo tra più località perché non si tratta di mettere da parte le proprie identità bensì di programmare e concordare gli investimenti di un certo respiro, soprattutto pubblici, finalizzandoli ad una utenza di territorio ed extra.

Vasto e San Salvo (che insieme fanno quasi 62.000 abitanti) dovrebbero dunque parlarsi apertamente. Non l’hanno fatto in passato e non lo stanno facendo oggi, anche per evidenti contrapposizioni politiche. La vicenda del Piano intercomunale Kurokawa e di un successivo percorso di creazione di un’area metropolitana, entrambe senza risultati, stanno a dimostrarlo. E se oggi si ritrovano una stazione ferroviaria in comune e un probabile ospedale civile di Vasto in un’area intermedia è per scelte sostanzialmente non dipendenti dalla volontà delle rispettive amministrazioni. 

Ma Vasto e San Salvo, che molto hanno ricevuto dal territorio interno e quasi nulla restituito, dovrebbero anche aprirsi a questa realtà. Gli ambiti in cui cooperare sono diversi: dall’infrastrutturazione viaria (arretramento della Statale 16, raddoppio dell’Autostrada A14, raddoppio o correzione della Statale Trignina, miglioramento della rete stradale interna) all’infrastrutturazione portuale (il porto di Vasto potrebbe aiutare se non lo sviluppo perlomeno il mantenimento degli insediamenti industriali della Val Trigno e della Valle di Sangro), alla promozione turistica (si promuove un territorio intero non una singola città), ai servizi per il turismo (programmazione degli eventi estivi, una rete di accoglienza diversificata e più ampia) fino agli investimenti riguardanti il terziario avanzato, la sanità, la scuola, il sociale, la cultura. Se la costiera ha il mare l’entroterra ha un ambiente sano, un paesaggio accattivante, borghi originali e rilassanti, piccole produzioni agricole o pastorali di nicchia, una gastronomia essenziale ma figlia di una grande tradizione.

Tra le opportunità che si offrono per Vasto-San Salvo c’è anche l’istituzione dell’Università. Un’idea che Vasto ha già coltivato in passato e iniziato a tradurre (negli anni ‘90 del Novecento, con la creazione di una facoltà presso l’Asilo Carlo Della Penna) e che poi non si è consolidata per probabili ragioni economiche. San Salvo ha gestito un Master universitario su tematiche ambientali nei primi anni 2000 e nel 2026 attiverà un corso di laurea in “Ingegneria e gestione del patrimonio culturale” come sede distaccata della “D’Annunzio” di Chieti-Pescara. Si tratta pertanto di compiere un ulteriore salto di qualità e di puntare alla creazione di una Università autonoma Vasto-San Salvo, considerando che nel frattempo nuovi corsi universitari sono stati attivati non solo nei capoluoghi di provincia abruzzesi e molisani ma persino a Lanciano e Termoli.      

Oltretutto, un tale investimento avrebbe positive ricadute sulla rivitalizzazione dei centri storici e sulla qualità della vita nei centri urbani interessati insieme ad altre per l’intero territorio del Vastese.     

Gli interventi precedenti sul tema hanno evidenziato anche una certa debolezza della attuale classe dirigente (politici, imprenditori, intellettuali) del territorio nonché la marginalità del Vastese rispetto all’agire della Regione Abruzzo. È un dato di fatto. Ma è proprio partendo da tale consapevolezza, a mio avviso, che è possibile ritrovare il coraggio e la fiducia nel confronto, capace di avviare un percorso virtuoso di analisi e di programmazione ragionata. In assenza di questi, è assai probabile che il futuro si colori d’incerto.

Giovanni Artese

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