Non è più un’emergenza. È un male cronico. Nel Vastese l’acqua arriva quando può, non quando serve: rubinetti a secco per ore, intere giornate scandite dalla turnazione, famiglie e attività costrette a organizzarsi attorno al bene primario che non è più garantito con continuità.

A Vasto, San Salvo e in gran parte dei centri dell’entroterra, le chiusure programmate proseguono da anni: stop all’erogazione dal pomeriggio fino all’alba, anche per 12-15 ore al giorno. Una misura nata come temporanea e diventata, nei fatti, strutturale.
Nelle ultime settimane, però, il sistema è andato oltre il limite. L’ondata di maltempo che ha colpito l’Abruzzo ha provocato frane che hanno messo in ginocchio un acquedotto già fragile, con interi comuni rimasti senza acqua per giorni. A questo si è aggiunta l’emergenza della contaminazione da 1,2,3-tricloropropano, rilevata in un serbatoio della zona industriale di San Salvo e riconducibile con ogni probabilità al punto di captazione di Lentella, sul fiume Trigno. Per una settimana la costa è rimasta senz’acqua potabile. Poi il divieto è rientrato. Ma la normalità non è tornata: è ripresa la turnazione, con le stesse limitazioni di sempre.
E mentre si archivia un’emergenza, se ne apre subito un’altra. L’ultimo guasto, emerso ieri a Monteodorisio, ha colpito l’adduttrice principale, imponendo l’ennesima sospensione del servizio: da oggi pomeriggio e fino a domattina rubinetti a secco in vaste aree di Vasto (esclusa la zona sud di Vasto Marina), San Salvo, Cupello, Furci, Gissi, San Buono, Monteodorisio e Scerni. Nel Vastese l’emergenza idrica è una quotidianità con cui ormai si deve convivere tra mille disagi.
E intanto lo sbarramento sul Trigno, costruito negli anni Sessanta, è abbandonato dalla piena del 2015.







