Acqua ed espansione edilizia a Vasto: i rischi per un acquedotto già al limite

L’emergenza idrica legata alla contaminazione da 1,2,3-tricloropropano è, per sua natura, temporanea. I divieti e le restrizioni di questi giorni, che hanno lasciato senz’acqua potabile ampie porzioni della riviera, sono destinati a rientrare una volta ristabiliti i parametri di sicurezza. I disagi non sono pochi: è passata già una settimana e rimangono a secco le marine di Vasto, San Salvo e Montenero di Bisaccia, oltre alla zona industriale di Piane Sant’Angelo.

Vasto: via del Porto è una delle aree in cui è prevista l’espansione edilizia tramite i nuovi Piani d’ambito

Ma proprio questa ennesima crisi fa emergere un interrogativo strutturale: lo stato della rete idrica e la sua capacità di sostenere il futuro sviluppo urbanistico. Annunciati i Piani d’ambito che consentiranno di costruire in tre zone della città: via del Porto, circonvallazione Istoniense, Sant’Antonio Abate.

Da anni il sistema idrico di Vasto convive con criticità note. Perdite diffuse, rotture frequenti, interventi continui. Nel 2012 l’allora sindaco Luciano Lapenna parlava di circa 600 riparazioni in un solo anno. Il problema è cronico. Secondo rilevazioni emerse nel corso degli ultimi vent’anni, la quota di acqua che si disperde lungo la rete si è attestata ben oltre il 50%, con punte che, a metà degli anni Duemila, hanno raggiunto anche il 70%. Numeri che, pur non aggiornati sistematicamente, descrivono una fragilità strutturale difficilmente ignorabile.

Le conseguenze sono evidenti: interruzioni programmate, chiusure pomeridiane e notturne, fino a 15-16 ore al giorno, in diverse zone della città. Sono i limiti di una rete ormai datata. In questo contesto si inserisce il dibattito sull’espansione edilizia. Il dossier Vasto cemento di Augusto De Sanctis, referente di Forum ambientalista e Forum H2O, accende un faro su un possibile consumo di suolo fino a 72 ettari, mentre l’amministrazione comunale ridimensiona il dato, precisando che parte delle aree sarà destinata a verde pubblico, parcheggi, piste ciclabili e pedonali, a scomputo degli oneri di urbanizzazione.

Al di là delle cifre, resta una domanda di fondo che corrisponde a una questione da affrontare: quale impatto avrà un eventuale incremento del carico urbanistico su una rete idrica già in sofferenza? Un discorso che, inevitabilmente, coinvolge anche la rete fognaria, che in passato ha evidenziato criticità, soprattutto sul litorale.

Il tema non è, dunque, esclusivamente urbanistico o ambientale, ma anche infrastrutturale. E chiama in causa una visione di lungo periodo: prima di aumentare il numero di utenze, è necessario interrogarsi sulla solidità dei servizi primari che dovrebbero sostenerle.

Dalla memoria riemerge poi un elemento cristallizzato nella storia del dibattito politico locale. Negli anni successivi all’approvazione del Piano regolatore del 2000, fulcro delle trasformazioni urbane, il centrosinistra, allora all’opposizione, denunciava il rischio cementificazione. Oggi, dopo vent’anni di amministrazione, sostiene un’espansione edilizia non trascurabile.

L’emergenza di questi giorni, pur destinata a rientrare, induce a riflettere su una questione che non può essere considerata contingente. Perché, se la contaminazione è un episodio, la condizione della rete idrica è un’amara realtà consolidata. La priorità delle priorità, mai messa al primo posto dell’agenda politica. Ed è su questa realtà che, probabilmente, va calibrata qualsiasi scelta futura.

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