Secondo i sindaci, il rischio è quello di arrivare a un monopolio privato dell’acqua, con possibili aumenti delle tariffe. È questa la posizione che 35 sindaci, in rappresentanza di oltre un terzo dei comuni serviti dalla Sasi, hanno espresso nell’assemblea della Sasi sul futuro della gestione del servizio idrico in provincia di Chieti. Chiedono l’affidamento in house e non la gara d’appalto che, secondo loro, aprirebbe la strada alla gestione privata.

La messa a gara del servizio, pur essendo «formalmente legittima, comporta rischi sistemici che questa Assemblea è chiamata a valutare con piena consapevolezza», affermano nel documento i sindaci di Altino, Arielli, Atessa, Canosa Sannita, Carpineto Sinello, Casacanditella, Casoli, Castiglione Messer Marino, Celenza sul Trigno, Civitella Messer Raimondo, Colledimacine, Giuliano Teatino, Guilmi, Lama dei Peligni, Lentella, Montebello sul Sangro, Montelapiano, Montenerodomo, Paglieta, Palena, Palmoli, Pennadomo, Pennapiedimonte, Roccascalegna, San Vito Chietino, Taranta Peligna, Torricella Peligna, Tufillo, Vasto, Villamagna, Pizzoferrato, Rosello, Civitaluparella, Bomba e Quadri.
Tra le principali criticità viene evidenziato «il rischio di monopolio privato di fatto orientato alla massimizzazione del profitto nell’arco della durata contrattuale», insieme alla possibilità che i nuovi assetti gestionali possano incidere sugli investimenti e sulla qualità del servizio. In particolare, si parla di «piani economici che comprimano i costi operativi (manutenzione ordinaria, personale qualificato, investimenti non redditizi nel breve periodo)» con il rischio di «revisioni tariffarie al rialzo». Per evitare questo ipotizzato effetto, i firmatari vogliono «ribadire con forza, all’Ersi nella sua funzione di ente affidante, la propria totale adesione verso la scelta motivata dell’affidamento in house», considerata la strada privilegiata per garantire la gestione pubblica del servizio.
Il documento apre anche alla prospettiva di una riorganizzazione più ampia del sistema idrico. Il progetto di aggregazione viene definito «meritevole di approfondimento serio e strutturato» perché «potenzialmente idoneo a rafforzare la capacità industriale del servizio, superare la frammentazione gestionale, migliorare l’efficienza complessiva del sistema».
Per questo viene proposto di avviare «un percorso di approfondimento tecnico, giuridico, economico-finanziario e organizzativo» finalizzato alla possibile integrazione tra Sasi, Aca e Saca.







