Menna vince, il centrosinistra no. Dietro il flop della coalizione c’è anche la battaglia su Vasto

Dentro la contabilità bizantina delle più assurde tra le elezioni italiane – quelle provinciali, dove non votano i cittadini ma sindaci e consiglieri, e dove un voto non vale uno ma pesa in base al numero di abitanti dei Comuni – Francesco Menna vince con ampio margine su Angelo Di Nardo, sindaco di Ortona.

Ma la vittoria del sindaco di Vasto, confermato presidente della Provincia di Chieti, non coincide con quella della sua coalizione. Il dato del Consiglio provinciale racconta infatti un quadro molto meno solido. Gli eletti sono sei per parte, 6-6 tra centrosinistra e centrodestra. E nel voto ponderato complessivo, il centrodestra ha fatto meglio: 45.419 voti contro 45.141. Menna sarà quindi presidente, ma con un Consiglio in equilibrio e, di fatto, si reggerà sul proprio voto.

Francesco Menna

È qui che il dato provinciale incrocia quello più politico, e più delicato, di Vasto. La maggioranza di centrosinistra che amministra la città non è riuscita a convergere su una sola candidatura per il Consiglio provinciale. La ricandidatura di Alessandro La Verghetta, esponente di Futuro e sviluppo per Vasto, non ha compattato la coalizione. Al contrario, ha riaperto fratture già emerse nelle settimane precedenti sul caso Renexia, la fabbrica di turbine eoliche che il gruppo Toto vorrebbe realizzare in Abruzzo. Su quel dossier, il comunicato di Futuro e sviluppo, con il richiamo a destra e sinistra a fare fronte comune, non era piaciuto a consiglieri di cinque forze della stessa maggioranza. Un malumore mostrato apertamente, segno di malumori latenti da tempo.

E infatti, quando si è trattato di scegliere il candidato al Consiglio, quelle resistenze sono riemerse. Anche in questo caso pubblicamente. Da lì è nata la candidatura alternativa di Nicola Di Stefano di Avanti Vasto-Psi. Il dato è eloquente: Di Stefano ha ottenuto 36 preferenze, quattro in più di La Verghetta, ma non è stato eletto perché i suoi voti pesavano meno nel meccanismo del voto ponderato. Alle Provinciali puoi prendere più preferenze e restare fuori, se non raccogli consensi nei comuni più grandi. Politicamente, però, il messaggio è che la coalizione si è contata. Dividendosi. Non a caso, il giorno dopo, la segreteria provinciale del Psi ha chiesto una «seria riflessione» sull’esito della tornata elettorale, sottolineando il risultato di lista inferiore alle attese. E soprattutto ha ribadito di aver sempre chiesto «maggiore condivisione delle scelte strategiche». Quindi, basta scelte calate dall’alto.

Tutti segnali di una competizione interna che si sta già aprendo in vista della vera partita: le Comunali del 2027. Dopo il lungo ciclo di Menna – che, tra proroghe e rinvii, arriverà a undici anni – il centrosinistra dovrà scegliere il candidato sindaco per provare a prolungare la striscia di vittorie iniziata nel 2006. Se dovesse riuscirci, protrarrebbe la propria era politica fino a un quarto di secolo. È questa la posta in gioco. Ed è per questo che il clima si è fatto più nervoso. Le fibrillazioni nella coalizione non sono una novità. Ma quando il confronto si consuma a colpi di comunicati, quando i distinguo diventano pubblici, significa che la concorrenza interna sta prevalendo sul dialogo e che ogni forza politica ha già cominciato a misurare il proprio peso.

Menna vince, ma il suo campo mostra delle fragilità. La partita più importante, quella per il dopo, non è ancora iniziata ufficialmente. Ma politicamente è già aperta la corsa alla successione. Sulla scelta del futuro candidato sindaco il Risiko è iniziato. E le truppe hanno cominciato a presidiare il loro orticello elettorale.

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