Mentre per molti Ferragosto è sinonimo di ferie, mare e vacanze, migliaia di operatori della sanità continuano a lavorare nelle strutture socio-sanitarie, nelle Rsa, negli ospedali, nelle cliniche, nei servizi di emergenza e nei pronto soccorso. A richiamare l’attenzione sulla loro situazione è Daniele Leone, infermiere e coordinatore infermieristico, che mette al centro soprattutto il tema dei contratti della sanità privata accreditata.

«La malattia non guarda il calendario, non chiede permesso, non si ferma nei giorni di festa», sottolinea Leone. «Un pensiero va ai colleghi del Pronto Soccorso, che non chiude mai, perché l’emergenza non conosce soste. Un pensiero va a ogni turno, a ogni reparto, a ogni notte insonne passata a vegliare chi non può restare solo». Ma il passaggio più delicato riguarda chi lavora nelle strutture Aris Rsa e Aiop Rsa, dove, ricorda Leone, i contratti sono fermi da 14 anni. «Quattordici anni di turni di notte, di festivi passati in corsia, di stipendi fermi mentre tutto il resto, intorno a loro, è cambiato: la benzina, l’affitto, il pane, la vita».
Una situazione che, secondo il coordinatore infermieristico, si traduce anche in retribuzioni che non riflettono la responsabilità del lavoro svolto. «Un infermiere, un fisioterapista, un logopedista, con alle spalle tre anni di studi universitari, esami, tirocini, notti sui libri, che lavora in una struttura con contratto Aris Rsa o Aiop Rsa, percepisce oggi una retribuzione tra i 1.300 e i 1.400 euro al mese».
Leone richiama quindi il tema delle rette e delle tariffe, ferme in alcune Regioni dal 2012, e dell’impatto che questo ha sulle strutture e sulla possibilità di rinnovare i contratti. «Rette e tariffe ferme, a fronte di costi sempre più elevati, si ripercuotono anche sulla gestione quotidiana delle strutture. Dopo la pandemia tutto, in sanità, è raddoppiato: il costo dei farmaci, dei presidi, e non solo». Il problema riguarda una platea ampia: «Sono temi che meritano l’attenzione e la cura della politica, perché riguardano oltre 300mila operatori in tutta Italia, e solo tra Abruzzo e Molise si superano i 10mila operatori del settore».
Nel suo intervento Leone guarda anche al confronto con la sanità pubblica: «Racconta molto, di un Paese che sa essere grande, il fatto che gli infermieri del pubblico impiego, in due anni, abbiano visto rinnovarsi due volte il proprio contratto. È la prova che, quando si vuole, la strada si trova». L’appello è rivolto alle istituzioni regionali e nazionali: «Mi auguro che chi rappresenta le istituzioni, a livello regionale e nazionale, trovi il tempo di leggere queste righe. E che trovi anche l’occasione di fare visita alle strutture accreditate, convenzionate, associate Atis Rsa e Aiop Rsa, ai centri di riabilitazione, alle cliniche e agli ospedali classificati».
«Buon Ferragosto – conclude Leone – a chi riposa. E un pensiero che non può restare solo un pensiero, ma può diventare impegno condiviso, per chi in questi giorni resta accanto a chi ha bisogno di cure, chiedendo in cambio soltanto ciò che è giusto: un contratto rinnovato, una retribuzione dignitosa, il rispetto che si deve a chi cura».









