L’intero raccolto distrutto dai cinghiali: «Quel poco che è rimasto lo mangiano i piccioni»

Quello che fino a poche settimane fa era un campo di girasoli è oggi una distesa di piante abbattute dai cinghiali. «I fiori che sono rimasti vengono beccati dai piccioni», racconta con amarezza un agricoltore di Punta Penna, sul litorale nord di Vasto. Le immagini documentano l’ennesimo danno provocato dalla fauna selvatica, una ferita che si traduce in pesanti perdite economiche per le aziende agricole.

Un problema che si somma alle difficoltà di un comparto già alle prese con il continuo aumento dei costi di produzione, dai rincari del gasolio alle altre spese necessarie per mandare avanti le aziende, mentre i margini di guadagno si assottigliano sempre di più. A pesare sono anche le prospettive della Politica agricola comune (Pac) dell’Unione europea, con aiuti ritenuti ormai insufficienti e, dal 2028, destinati a essere ulteriormente ridimensionati e sempre più legati agli obiettivi dell’agricoltura verde.

Una situazione che negli ultimi anni ha spinto gli agricoltori a scendere in piazza per chiedere interventi concreti. Nell’agosto del 2024 decine di trattori sfilarono proprio sulle strade di Punta Penna alla vigilia di Ferragosto, mentre nel febbraio 2025 una nuova protesta attraversò la Val di Sangro. Oggi, davanti a un raccolto distrutto, quelle rivendicazioni tornano di stretta attualità.

Articoli correlati

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *