La sentenza del Tar Abruzzo che ha riaperto l’iter per l’istituzione del Parco nazionale della Costa Teatina continua ad alimentare il dibattito. A intervenire è Edmondo Laudazi, ex consigliere comunale di Vasto e segretario del Centro studi Il Nuovo Faro, che torna a contestare la decisione dei giudici amministrativi e chiede un’iniziativa della politica per fermare il procedimento.

Secondo Laudazi, la recente pronuncia del Tar avrebbe riportato in vita «una procedura mai conclusa in oltre trent’anni» e fondata su una previsione ormai superata. L’ex amministratore richiama in particolare la proposta di perimetrazione predisposta da Ispra, che coinvolge 19 Comuni, compresi 11 centri privi di sbocco sul mare, e interessa oltre 11.500 ettari, in gran parte di proprietà privata.
Nel documento vengono ricordati anche i numeri relativi ai principali territori interessati: 2.501 ettari a Ortona, 1.855 a Torino di Sangro, 1.599 a Vasto, pari a oltre il 22% del territorio comunale, 1.510 a Casalbordino, 1.217 a Rocca San Giovanni e 958 a San Vito Chietino.
Per Laudazi, l’istituzione del Parco comporterebbe nuovi vincoli destinati a incidere sulle attività agricole, produttive e infrastrutturali del territorio, con il rischio di frenare investimenti e sviluppo in un’area che punta sulla Zes, sulla Via Verde, sul potenziamento dei porti e dei collegamenti strategici.
Nel comunicato non mancano le critiche nei confronti del Wwf Italia, promotore del ricorso, e della sentenza del Tar, ritenuta dall’ex consigliere priva di un adeguato confronto con i territori e basata su una perimetrazione che, a suo giudizio, non rispecchia più l’attuale assetto urbanistico ed economico dell’area interessata.
Da qui l’appello rivolto ai parlamentari abruzzesi e al presidente della Regione Marco Marsilio affinché venga avviata un’azione condivisa per modificare la normativa nazionale e fermare definitivamente un iter che Laudazi definisce «non più attuale», restituendo la piena gestione del territorio agli enti locali.









