Baomarc, l’Ugl: «Debito pesantissimo, serve subito un nuovo soggetto industriale»

La crisi della Baomarc Automotive Solutions approda sul tavolo dell’Ugl Metalmeccanici, che esprime «la più profonda e vibrante preoccupazione» per il futuro produttivo e occupazionale degli stabilimenti di Atessa e Lanciano. La segreteria territoriale interprovinciale Chieti-Pescara, insieme alle strutture regionale e nazionale della categoria, lancia un duro appello dopo le notizie relative al pesante indebitamento dell’azienda.

«Siamo scossi dalla notizia di un gravissimo indebitamento che mette a rischio il futuro di oltre 140 famiglie», affermano in una nota il segretario territoriale, Giuseppe Saraceni, il segretario generale nazionale, Antonio Spera, e il segretario regionale, Domenico Amiconi. «Ci poniamo una domanda chiara, diretta e priva di diplomazia: come si è potuti arrivare a un collasso finanziario di tali proporzioni? Un cortocircuito inspiegabile, soprattutto se rapportato a una realtà produttiva dove i lavoratori non si sono mai risparmiati».

Giuseppe Saraceni (Ugl metalmeccanici)

L’Ugl punta il dito contro quella che definisce la politica del «triplo zero»: «Zero investimenti, zero nuove assunzioni e zero ritorno per il territorio». Sul primo aspetto il sindacato sostiene che «a fronte di promesse altisonanti per oltre 20,8 milioni di euro, gli investimenti reali si sono rivelati inesistenti. Piani industriali rimasti solo sulla carta e che non hanno mai visto la luce».

Antonio Spera

Critiche anche sul fronte occupazionale. «Le stabilizzazioni e i nuovi ingressi promessi sono stati realizzati solo in minima parte, nonostante i volumi di lavoro degli ultimi anni avessero ampiamente giustificato un piano di inserimenti stabili».

«La comunità locale aveva donato a costo zero uno stabilimento industriale straordinario e all’avanguardia. L’obiettivo era creare ricchezza e nuova occupazione per l’indotto abruzzese, una missione che l’attuale gestione ha completamente mancato di perfezionare». Per l’Ugl Metalmeccanici, «l’unica concreta speranza di salvezza» passa ora attraverso «un cambio di passo, auspicato e indicato anche da Stellantis, con l’ingresso immediato di un nuovo soggetto imprenditoriale». Una soluzione che, secondo il sindacato, dovrebbe garantire «investimenti veri, concretezza industriale e soprattutto la salvaguardia dei posti di lavoro sul territorio». Intanto la segreteria territoriale ha inviato una richiesta formale di convocazione all’azienda, a Confindustria e all’assessore regionale al Lavoro, chiedendo l’apertura di un tavolo di confronto sulla crisi che investe il gruppo.

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