L’associazione Lupi del Gesso è stata ospite dell’Accademia italiana della cucina, sezione di Vasto, in una serata dedicata alla valorizzazione del prodotto tipico gissano: la pizza con il luppolo selvatico, conosciuta localmente come la pizz ng l tin-r d lep-r. La conviviale si è svolta presso il ristorante La Griglia di Gissi, alla presenza del presidente dell’Accademia, Adri Cesaroni, e dei membri della sezione vastese.

Ad aprire la serata è stato Angelo Ciccarone, responsabile della sezione etnografica dei Lupi del Gesso, che ha illustrato storia e tradizioni legate al luppolo selvatico dei Monti Frentani. Il simposiarca della serata, l’agronomo Francesco Romanelli, ha approfondito gli aspetti botanici dell’Humulus lupulus e il suo potenziale nella cucina gourmet.
Sono intervenuti inoltre: l’enologo Beniamino Di Domenica, il nutrizionista Davide Ruffilli, il giornalista e scrittore Ettore Gobbato, il presidente uscente del Rotary Club di Vasto Francesco Colantonio.


Durante la cena, Antonio Ottaviano, presidente dei Lupi del Gesso, autore del progetto Magna Gypsum e ideatore e direttore del Cristallo d’Abruzzo, ha raccontato la storia geologica e culturale che rende Gissi un unicum: «l’unico paese di gesso in Italia, e forse al mondo, ancora abitato». Ottaviano ha ricordato come «le abitazioni del centro storico siano state ricavate e costruite direttamente nel gesso cristallino selenitico, materiale che ha segnato la storia e l’identità del paese». Mostrando un blocco di gesso, ha sottolineato: «Ogni pietra porta impressa la mano di chi l’ha cavata. Ogni casa è un’opera d’arte anonima e irripetibile».


«L’evento è un passo importante verso la tutela della pizza con il luppolo selvatico», aggiungono gli organizzatori. Ottaviano ha auspicato «l’istituzione di un disciplinare comunale e di un registro dei prodotti tipici gissani, finalizzati all’ottenimento della Denominazione Comunale di Origine (De.Co.)».
L’ex sindaco di Vasto, Filippo Pietrocola, ha evidenziato il «rischio di perdere questa tradizione, anche a causa della difficoltà di raccolta del luppolo nei luoghi impervi in cui cresce. Per questo Ottaviano ha rilanciato proponendo «una possibile soluzione in una riforma dell’istruzione, con l’introduzione nelle scuole elementari della materia “Prodotti tipici locali”, per garantire la trasmissione delle tradizioni alle nuove generazioni».








