Una perdita netta di 22,332 miliardi di euro nel 2025 contro l’utile di 5,52 miliardi del 2024. Sono i conti di Stellantis, resi pubblici nella giornata di ieri dal gruppo ad Amsterdam. A suscitare scalpore, oltre al dato fortemente negativo, il peggiore nella storia del gruppo, è la dichiarazione dell’amministratore delegato Antonio Filosa.
«I risultati del 2025 riflettono il costo di aver sopravvalutato il ritmo della transizione energetica e della necessità di riorientare il nostro business attorno alla libertà di scelta dei clienti, tra tecnologie elettriche, ibride e a combustione interna»: parole che mettono fortemente in discussione le precedenti strategie e che sembra indirizzare diversamente quelle future. Lo stesso ad ha detto che i conti sono migliorati nella seconda metà dell’anno e che «nel 2026 il nostro focus sarà continuare a colmare i gap di esecuzione del passato, accelerando ulteriormente verso un ritorno a una crescita profittevole».

Il piano industriale redatto sotto la guida di Carlos Tavares era fortemente indirizzato all’elettrificazione che, evidentemente, non ha portato i benefici sperati. Dagli annunci di solo due anni fa, gli scenari sono profondamente cambiati. Basti pensare al definitivo tramonto della gigafactory di Termoli, riguardo alla quale Tavares prefigurava una proficua collaborazione con l’ex Sevel di Atessa.
Il risultato negativo del 2025 ha causato, come si sospettava da tempo, il mancato riconoscimento del premio di produzione solo per i lavoratori degli stabilimenti di Sud America, Africa e Medio Oriente [LEGGI]. Una circostanza questa che, oltre alle rimostranze dei sindacati oggi presenti nello stabilimento di Atessa, ha portato alla proclamazione, da parte della Fiom, di due ore di sciopero alla fine di ogni turno nella giornata di oggi.
Il prossimo, atteso, appuntamento è il 21 maggio quando, in occasione dell’Investor Day, sarà svelato il nuovo piano industriale che coinvolgerà anche la storica fabbrica di furgoni della Val di Sangro.









