Chiaro e tondo è lo spazio dedicato al confronto di opinioni sullo sviluppo dell’Abruzzo, con un’attenzione particolare al Vastese. Uno spazio di idee, riflessioni e proposte, per stimolare dibattito e approfondimento su economia, infrastrutture, visione del futuro e cultura. Quest’anno ricorre il 50° anniversario della presentazione del Piano Kurokawa, il progetto di pianificazione intercomunale che, secondo il grande urbanista giapponese, avrebbe dovuto portare a una fusione tra Vasto e San Salvo. Il tema dell’unificazione ricorre anche in vista dell’istituzione della Grande Pescara, la città che unirà Pescara, Montesilvano e Spoltore. Cosa deve fare il territorio del Vastese per non essere ancor di più periferico? In questa nuova puntata della rubrica alla domanda risponde Agostino Monteferrante, progettista architettonico.

Desidero innanzitutto ringraziare Chiaro Quotidiano per avermi interpellato su un tema che considero centrale per il presente e per il futuro del nostro territorio: lo sviluppo urbano ed economico del Vastese. Ho letto con attenzione e sincero apprezzamento anche l’intervento dell’On. Arnaldo Mariotti sullo stesso tema. È positivo che si riapra un confronto pubblico su questioni così decisive: significa che il territorio avverte la necessità di tornare a discutere di visione, non solo di gestione ordinaria.
Parlarne oggi non è un esercizio teorico. È una responsabilità.
Ne parlo da architetto. Chi progetta sa che ogni scelta incide sul tempo lungo. Una strada non è soltanto asfalto: è una traiettoria di sviluppo. Un ospedale non è solo un edificio: è un baricentro urbano. Un piano regolatore non è un atto tecnico: è il disegno di come vivranno le prossime generazioni.
Le città non si amministrano soltanto, si immaginano, si costruiscono.
Il Vastese ha conosciuto una stagione in cui questa consapevolezza era chiara. I Comuni seppero superare rivalità e confini per costruire strumenti condivisi. Il Patto Territoriale, l’Unione dei Comuni, il SUAP comprensoriale non furono semplici procedure amministrative, ma vere architetture istituzionali. Ancora più significativa fu la capacità di unire territori appartenenti a due regioni diverse, Abruzzo e Molise, dimostrando che l’economia reale non coincide con i perimetri tracciati sulle carte.
Quella stagione aveva un presupposto: la città e il territorio sono sistemi. E un sistema funziona solo se le parti dialogano.
Oggi, invece, assistiamo a un ritorno progressivo alla frammentazione. In un momento in cui si annunciano grandi investimenti, si continua spesso a operare con strumenti pensati per un territorio che non esiste più.
Sta per sorgere il nuovo ospedale tra Vasto e San Salvo. Per chi progetta, questo non è soltanto un’opera sanitaria: è un nuovo polo di attrazione, un nodo che ridefinirà flussi, servizi, mobilità, residenzialità. Un investimento internazionale come Amazon non è soltanto occupazione: è trasformazione logistica, pressione infrastrutturale, domanda di servizi avanzati. La variante alla Strada Statale 16 Adriatica non è solo viabilità: è ridisegno territoriale.
Eppure queste trasformazioni si confrontano con un limite strutturale sempre più evidente: la difficoltà del sistema amministrativo ad accompagnare il cambiamento con tempi e strumenti adeguati.
Le imprese che investono sul territorio si trovano spesso ad affrontare procedure lunghe, complesse e frammentate. Autorizzazioni che attraversano molteplici livelli amministrativi, pareri che si sovrappongono, competenze distribuite tra enti diversi senza una reale regia unitaria. Il risultato è un rallentamento dei processi decisionali che produce incertezza, aumenta i costi e, in alcuni casi, scoraggia nuovi investimenti.
Non si tratta di attribuire responsabilità ai singoli enti, ma di riconoscere un limite sistemico. Sullo stesso territorio insistono competenze comunali, provinciali, regionali, consortili, ambientali e sanitarie. Ogni livello esercita legittimamente le proprie funzioni, ma l’assenza di un coordinamento efficace genera sovrapposizioni e rallentamenti.
A questo si aggiunge una rigidità amministrativa e pianificatoria che fatica ad adattarsi alla velocità delle trasformazioni economiche contemporanee. Gli strumenti urbanistici, spesso pensati per scenari statici, incontrano difficoltà nel governare processi dinamici come l’evoluzione logistica, l’innovazione produttiva, la transizione energetica.
Quando la pianificazione diventa rigida, il territorio perde capacità di risposta. E quando perde capacità di risposta, perde opportunità.
Un territorio non è la somma delle sue norme. È la capacità di orientare il cambiamento.
“Progetto” deriva da pro-iectum: ciò che viene gettato in avanti. È un atto che supera il presente.
“Pianificazione” richiama il planum, il terreno preparato, reso stabile: significa creare basi solide per ciò che verrà.
“Strategia” viene da strategós: la capacità di guidare decisioni dentro una visione coerente.
Quando queste tre dimensioni mancano, resta la gestione dell’esistente. Ma la gestione, da sola, non produce sviluppo.
I dati demografici e sociali degli ultimi anni lo confermano. Il Vastese è cresciuto numericamente, ma l’età media è aumentata in modo significativo. L’indice di vecchiaia segnala una popolazione che invecchia più rapidamente di quanto si rinnovi. La fascia in età lavorativa resta consistente, ma il ricambio rallenta. Il territorio cresce, ma diventa più fragile.
Per chi progetta città questo è un segnale chiaro: occorrono servizi per le famiglie, infrastrutture sociali moderne, spazi pubblici accessibili, reti di assistenza adeguate. Uno sviluppo urbano che ignora la trasformazione demografica è uno sviluppo incompleto.
Anche sul piano dell’istruzione e del lavoro il quadro è complesso. Il livello di scolarizzazione è cresciuto, ma molti giovani che investono nella propria formazione faticano a trovare opportunità coerenti sul territorio. La città regge nei numeri, ma rischia di perdere competenze strategiche.
Un territorio che non trattiene i propri giovani più qualificati indebolisce la propria capacità di innovazione.
In questo scenario, l’università rappresenta un’infrastruttura decisiva. Ma deve essere parte di un sistema integrato con il tessuto produttivo e istituzionale. La conoscenza, quando si connette con l’economia reale, diventa sviluppo.
Vasto non cresce senza San Salvo. San Salvo non cresce senza il comprensorio. Il comprensorio non cresce senza una regia condivisa.
Non è una formula retorica. È una constatazione strutturale.
Il Vastese ha già dimostrato di saper fare sistema. Oggi questo significa compiere un passo ulteriore: semplificare, coordinare, integrare.
Significa costruire una cabina di regia intercomunale permanente.
Significa ridurre la frammentazione decisionale, creando procedure più chiare e tempi certi.
Significa rendere la pianificazione uno strumento dinamico, capace di accompagnare gli investimenti e non di rallentarli.
Significa pensare al territorio come un sistema unico, capace di parlare con una sola voce quando si tratta di sviluppo.
Non si tratta di ridurre le garanzie. Si tratta di aumentare la capacità di decidere.
La speranza non è un sentimento. È una scelta progettuale.
Scegliere di proiettarsi in avanti immaginando il futuro.
Scegliere di preparare il terreno.
Scegliere di guidare con strategia.
Il Vastese non ha bisogno di confini più forti.
I confini delimitano.
Ha bisogno di una visione condivisa.
Di un nuovo patto territoriale.
Perché un territorio non cresce per accumulo. Cresce per direzione.
Il Vastese non deve tracciare perimetri.
Deve cercare orizzonti.
Agostino Monteferrante






Imprese internazionali che hanno ricevuto i nostri soldi e indietro hanno dato un elemosina (rispetto al loro fatturato) rifacendo il look a San Salvo Marina.
Non capisco perché rispolverate un progetto di cinquanta anni fá….questa è la vostra visione? Siete messi proprio bene devo dire. Sull’ospedale non mi pronuncio meglio che mi taccia…
Se permette caro Architetto San Salvo quando i romani usufruivano delle terme di Histonium neanche esisteva e se pensate che un agglomerato urbano senza un briciolo di storia possa dire la sua e influenzare le scelte future di un comprensorio penso che il suo orizzonte sia annebbiato.
Poi dire che Vasto non cresce senza San Salvo mi ha fatto ridere a crepapelle🤣🤣🤣🤣🤣🤣🤣🤣🤣🤣🤣
San Salvo agglomerato urbano che si regge solo e soltanto grazie alla SIV e Marelli ma attenzione che se si rompe il giocattolo dovrete metterne due di ruote panoramiche….per far ammirare ai turisti la splendida Vasto.