«Vent’anni di centrosinistra e dieci di amministrazione Menna hanno spento la città». Nicola Sacchetti, giovane militante di Fratelli d’Italia a Vasto, attribisce all’amminstrazione comunale di centrosinistra lo spopolamento giovanile della città.

«Vasto, secondo delle stime, ogni anno perde circa 400 giovani che scelgono di andare a vivere altrove. Un dato triste e in controtendenza con il resto d’Italia, dove il lavoro giovanile, grazie alla ZES e ai provvedimenti a sostegno degli under 35 — come il Bonus Giovani, che riduce il costo del lavoro con l’esenzione totale dei contributi fino a 650 euro al mese per 24 mesi — torna ad avere stabilità e opportunità nel mercato del lavoro».
«Devo dire però che, da quindicenne, questi dati non mi sorprendono nemmeno un po’. Per questo centrosinistra, che governa da 20 anni, i giovani non sono mai stati centrali, neanche nei frequenti – e non privi di polemiche – bandi di assunzione, perché è sempre mancata la volontà di fare qualcosa per questa generazione».
Nel mirino finiscono quindi le prospettive economiche e turistiche di Vasto: «In questa città manca un piano industriale capace di attrarre aziende e creare lavoro, manca un’offerta turistica all’altezza, mancano gli eventi, manca tutto ciò che serve a trattenere la mia fascia d’età e tutto questo manca da quando io ne ho memoria».
«La mia generazione va via perché qui non ha alternative e non ha speranze e la colpa non è di Giorgia Meloni e non è di questo governo, ma dell’inerzia di un’amministrazione comunale che, dopo 20 anni, non può scaricare tutto sul Presidente Marsilio o su Giorgia Meloni, che ha messo in campo misure concrete per combattere questo fenomeno».
Sacchetti punta il dito contro la giunta Menna: «Invece questa amministrazione è stata capace solo di spegnere la nostra città nel corso di questo ventennio».
«Quindi nel 2027 non vengano a raccontarci che hanno un piano per i giovani o per lo sviluppo sociale ed economico della città, in quanto in 20 anni non sono riusciti a costruire nulla, anzi, sono stati capaci di distruggere quello che c’era già». Conclude con un appello elettorale: «Nel 2027 chiudiamo questa pagina fallimentare e apriamone una nuova, prospera e soprattutto veramente al servizio della collettività. Perché questa, chiaramente, non lo è».







