Lo struggente saluto ad Annabella Cerbone e Claudio Santavenere, i due giovani, rispettivamente di 23 e 16 anni, deceduti nell’incidente del 4 settembre. È il giorno della condivisione del dolore, dopo quasi una settimana di silenzio. Oggi, tre comunità sono in lutto: insieme a San Salvo ci sono Lentella, dove Claudio è cresciuto e tornava spesso per stare con il papà e dove sarà tumulato domattina, e Cupello, Annabella e la famiglia si sono trasferiti da tempo in una delle sue contrade, Ributtini.
In piazza centinaia di persone da tutto il territorio. Presenti non solo i sindaci dei tre comuni colpiti dal lutto – Emanuela De Nicolis, Marco Mancini e Graziana Di Florio – accompagnati dai gonfaloni, ma anche gli amministratori di Vasto, Montenero di Bisaccia e Petacciato e i rappresentanti regionali Tiziana Magnacca e Francesco Prospero, a sottolineare la dimensione del sentimento di tristezza.

Dalla chiesa di San Giuseppe, dov’è stata allestita la camera ardente, i due feretri escono accompagnati da un applauso scrosciante e dal dolore indicibile dei loro cari: l’assessora Carla Esposito che ha perso il figlio Claudio e la sorella Annabella, il padre del 16enne, Gianluca, che sorregge la bara, la mamma, Nunzia, e il papà, Francesco, della 23enne che piangono una figlia e un nipote, e tutte le famiglie coinvolte.
I funerali sono celebrati da don Raimondo Artese – insieme a don Antonio Totaro della parrocchia di San Nicola e don Antony Doss Irudhayasamy, di quella lentellese – all’aperto, in una piazza San Vitale stracolma, soprattutto di giovani vestiti di nero in segno di lutto.

«La fede non può cancellare il dolore – le parole dell’omelia di don Raimondo – ma è una mano tesa a cui aggrapparsi. Vivere il vero amore può cambiare la nostra vita. Può cambiare il nostro modo di essere. Significa scegliere di non farci comandare dalla rabbia, dal bisogno di vendetta senza trasformare tutto in calcolo, non giudicare ogni persona solo su quello che abbiamo sentito o che ci hanno trasmesso gli altri o dalle delusioni che abbiamo avuto, siate misericordiosi».
Poi l’invito a pregare «anche per i ragazzi che stanno lottando in questo momento. Particolarmente per Simone che si trova in un momento non facile della sua vita», il riferimento è al 19enne ancora in coma farmaceutico all’ospedale di Pescara.

I messaggi di parenti e amici
Poi, è la volta dei messaggi di parenti amici, tra i momenti più toccanti. «Il tuo papà prima di chiunque altro capì di quanta bellezza tu fossi dotata e scelse per te il nome più giusto, Annabella, anche se tu non sei bellezza e basta – le parole di una zia – Ci piace parlare di te al presente, perché sei qui tra noi. Con il tuo modo di fare, di rispettare i sentimenti degli altri hai saputo ricucire legami che si credevano spezzati. Aiamo sicuri che con il trolley tra le mani, stai facendo quello che amavi più fare… Annabella continua a viaggiare».

«Non sei stata solo mia sorella, hai ricoperto ogni ruolo di cui avevo bisogno, un insegnante, una mamma e una migliore amica, sei stata la mia ombra – il saluto di Giorgia, sorella di Annabella e zia di Claudio – Chiunque abbia avuto la fortuna di conoscerti porta un ricordo stupendo di te. Al mio nipotino Claudio vorrei dire, anche se non ce lo siamo mai detti a parole, che è sempre stato il mio amore, era il tipo di persona che faceva sempre lo scontroso, ma chi lo conosceva davvero sapeva che dentro di se aveva un amore forte pronto da dare agli altri. Non era uno che parlava tanto, ma uno che faceva. Da piccoli litigavamo di continuo, come fratello e sorella, perché in fondo è ciò che siamo stati, ma non c’è stata una volta che tu non abbia difeso il mio nome se non ero presente. Avevi quel senso di protezione verso le persone che amavi che non si insegna. Noi tre saremo saremo per sempre noi, al di là di tutto. Ogni mio passo lo festeggeremo insieme».

Commoventi le parole della compagna di banco di Claudio: «La campanella è tornata a suonare, ma per noi ha avuto un significato diverso carico di tristezza e nostalgia. Tra quei banchi ci sono tantissimi ricordi. Prima di essere stato il mio compagno di banco, sei stato un grandissimo amico. Dicevi che la scuola non ti piaceva perché tutte quelle regole ti facevano sentire in gabbia. Forse per questo, anche se troppo presto, la vita ha deciso di donarti le ali, ora puoi volare libero senza sentirti più in gabbia, ma sappi che anche se non sei più qui con noi, rimarrai per sempre inciso nei nostri cuori. Grazie per tutti quei piccoli momenti che oggi valgono più di qualsiasi cosa. Nelle aulee e nei corridoi ci sarà per sempre il ricordo di te. Vola libero angioletto nostro».

Infine, il saluto della migliore amica di Annabella: «Non sono pronta a salutarti, nessuno lo è. Abbiamo una promessa, ricordi? Quel giuramento in cui ci promettavamo di crescere insieme, capire chi fossimo, prendere strade diverse e rincontrarci. Ora dove vado solo io? Non so come muorere il primo passo, né dove aggrapparmi. Però so una cosa, so che quando mi muoverò lo farò per due. A ogni battuta riderò il doppio più forte, quando dovrò arrabbiamo urlerò per due, quando ci sarà da ballare lo farò intensamente perché lo farò per te e con te. Grazie per la tua dolcezza e per il tuo rispetto. In ogni persona che hai amato hai lasciato un pezzettino di te, lo vedo nello sguardo di tuo padre e ti sento nella voce di tua madre, nei tuoi capelli “color strega” come ti piaceva chiamarli rivedo Carla, il tuo sorriso in quella di Giorgia, ti vedo nella dolcezza di Francesco e nel calore dell’affetto dei tuoi amici. Grazie per stringere forte forte la mano di Claudio, grazie per aver lottato, per averci provato. Lo so che non potevi lasciarlo lì su da solo».







