Il centrosinistra di Vasto si risveglia meno unito. «Il candidato sindaco non è ereditario, non deve essere per forza del Pd». Alessandro D’Elisa traccia un primo solco tra Moderati per Vasto e il partito di maggioranza relativa.

Cinquantadue minuti di conferenza stampa, quasi interamente dedicati a difendere il lavoro svolto dai suoi assessorati, e poi in cauda venenum, il veleno nella coda. La successione a Francesco Menna, la scelta del prossimo candidato sindaco. Prima fessura in una coalizione che da vent’anni governa Vasto e che, finora, ha fatto della compattezza elettorale la sua forza.
D’Elisa si lancia in una lunga carrellata su manutenzioni, decoro urbano, Fosso Marino, alberi, Via Verde e urbanistica. Rivendica il lavoro svolto e prova a respingere le critiche arrivate dal dibattito politico e dai social: la città «non è brutta e sporca. Vasto è curata» da un municipio nel quale «ci sono uffici e tecnici che lavorano».
Sembra filare liscio, ma il nodo arriva nel finale. Quando d’Elisa afferma che «il candidato sindaco non è ereditario» e che «non deve essere per forza del Pd», mette in discussione un percorso che tutti consideravano naturale: dopo Luciano Lapenna e Francesco Menna, un nuovo leader espressione del Partito democratico.
Il fondatore di Moderati per Vasto cambia prospettiva: quella di un candidato civico, capace di «unire, fare sintesi, ascoltare». Lancia una frecciata ai colleghi di giunta: «Non è importante il numero di post pubblicati sui social. Puoi fare 10mila post, ma poi non hai le skill idonee per fare il sindaco». Evita di trasformare tutto in una candidatura personale, ma non si autoelimina dalla competizione interna. Ma, soprattutto, non dà per scontata la permanenza di Moderati per Vasto nel centrosinistra alle elezioni del 2027.
Ecco perché, da ieri, la maggioranza è un po’ meno unita. E le scelte future meno automatiche.









