Divieto di espatrio e obbligo di presentazione quotidiana all’autorità giudiziaria. Sono le misure cautelari disposte dal gip nei confronti della 29enne indagata nell’inchiesta sulla morte del figlio di 15 mesi, avvenuta il 10 agosto 2025 all’ospedale di Vasto nonostante i tentativi dei medici di salvargli la vita. La donna è accusata di omicidio colposo e false informazioni al pubblico ministero, reati contestati dalla pm Silvia Di Nunzio nell’ambito delle indagini sulla morte del bambino.
«Nonostante tutto, Laura Mitran ha affrontato un viaggio di 48 ore a bordo di un autobus per arrivare da Caracal a Vasto», afferma l’avvocato Alessandro Cerella, intervistato dal Tg3 Abruzzo. «Poi, ovviamente, non essendo nelle condizioni di salute per sottoporsi a un interrogatorio con il pubblico ministero, ha deciso, dopo ben dieci giorni trascorsi a Vasto, senza casa e senza una fissa dimora in Italia, di tornare nel suo Paese d’origine».
La donna si trova ora in Romania insieme ad altri due figli minori. La difesa sostiene che, proprio a causa della gravidanza al nono mese, la 29enne non è nelle condizioni di presentarsi davanti all’autorità giudiziaria italiana. Nel frattempo proseguono gli accertamenti disposti dalla procura. Durante la perquisizione dell’appartamento del centro storico di Vasto in cui viveva la famiglia, gli investigatori hanno sequestrato dodici telefoni cellulari che saranno sottoposti ad analisi informatiche. L’incarico è stato affidato al perito Pierluigi Chiulli. Gli inquirenti stanno inoltre acquisendo e visionando le immagini dei sistemi di videosorveglianza della zona per verificare eventuali presenze nell’abitazione e ricostruire i movimenti delle persone coinvolte.
Resta irreperibile il compagno della donna, che si sarebbe trasferito in Austria. L’autopsia eseguita dal medico legale Pietro Falco sul corpo del bambino aveva accertato come causa della morte un’intossicazione da cocaina. Durante la successiva perquisizione dell’abitazione erano stati rinvenuti e sequestrati anche due involucri contenenti la stessa sostanza.
«La donna non ha mai fatto uso di sostanze stupefacenti», afferma l’avvocato Cerella.







