È in corso questa mattina il presidio dei lavoratori della Rheinmetall davanti ai cancelli dello stabilimento di Lanciano, indetto da Fiom Cgil e Fim Cisl per protestare contro la cessione degli impianti italiani del gruppo.

«Non si tratta di una formalità – spiegano i sindacati – disattendere un tavolo istituzionale convocato dal governo significa calpestare le istituzioni, le lavoratrici e i lavoratori e le loro rappresentanze. Lo ribadiamo con chiarezza: Rheinmetall non è un’azienda in crisi. È un colosso della difesa che genera miliardi di euro di utili, anche grazie a commesse del governo italiano finanziate con denaro pubblico. Eppure sceglie di cedere i propri stabilimenti italiani a un fondo che i sindacati tedeschi definiscono esplicitamente speculativo. Di fronte a questo scenario, le lavoratrici e i lavoratori di Pierburg non possono e non vogliono restare in silenzio».
Il presidio è «un momento di unità e visibilità» per richiamare l’attenzione della città, delle istituzioni regionali e nazionali e dell’opinione pubblica su una vicenda che coinvolge il futuro occupazionale dello stabilimento in cui lavorano 135 persone.
«Vogliamo che tutti siano informati di quanto sta accadendo. Rheinmetall non può agire nell’ombra», affermano Fiom e Fim, che chiedono al governo di convocare con urgenza l’azienda al tavolo del ministero delle Imprese e del Made in Italy con un rappresentante dotato di effettivo mandato negoziale. Le organizzazioni sindacali sollecitano inoltre il blocco di qualsiasi procedura di vendita senza un preventivo confronto nell’ambito del tavolo istituzionale, chiedono che ai lavoratori italiani siano garantite le stesse tutele occupazionali previste in Germania e che le commesse pubbliche affidate al gruppo siano subordinate al rispetto degli impegni assunti nelle sedi istituzionali. «Basta con l’erogazione di risorse pubbliche a chi delocalizza, vende e ignora le organizzazioni sindacali e le istituzioni».







