Necropoli a Punta Penna: le foto dei reperti. Soprintendenza: «Percorso museale a Palazzo d’Avalos»

La Soprintendenza archeologia belle arti e paesaggio per le province di Chieti e Pescara ha diffuso le prime immagini relative alla necropoli preromana rinvenuta a Punta Penna al centro del servizio del 23 maggio [GUARDA]. L’ente che fa capo al ministero della Cultura, in una nota, definisce il ritrovamento «di rilevante interesse archeologico».

Come ormai noto, le attività archeologiche sono partite all’interno dell’iter autorizzativo per l’installazione di un impianto fotovoltaico in un terreno tra i capannoni della zona industriale. Le operazioni, finanziate dalla ditta proponente – la Comunità energetiche spa di Terni – sono state svolte sotto la direzione scientifica della Soprintendenza e sono il risultato dell’applicazione delle prescrizioni di tutela in materia di archeologia preventiva previste dalla normativa vigente. 

«In particolare – spiega la Soprintendenza in un comunicato – le indagini hanno consentito di individuare un ampio nucleo funerario costituito da numerose sepolture inquadrabili preliminarmente tra V e IV secolo a.C., oltre ai resti di una struttura di cui, allo stato attuale delle ricerche, non è ancora possibile definire con certezza cronologia e funzione. I dati raccolti risultano infatti ancora insufficienti per formulare interpretazioni definitive, sebbene il materiale archeologico rinvenuto in superficie sembrerebbe indicare una fase di frequentazione dell’area in epoca ellenistico-romana».

Il perimetro della struttura

«L’attività di scavo e documentazione appena conclusa ha permesso di acquisire dati di rilevante interesse scientifico; ulteriori campagne di indagine e approfondimento saranno avviate nel prossimo futuro, con un impegno economico diretto del ministero della Cultura, al fine di garantire un’adeguata salvaguardia del contesto e definire con maggiore precisione cronologia, estensione e caratteristiche del contesto archeologico. Sono state inoltre già programmati, a valere sui fondi ordinari della Soprintendenza, interventi di restauro degli oggetti di corredo deposti all’interno delle sepolture».

La Soprintendenza aggiunge che «il rinvenimento conferma la rilevanza archeologica del comparto vastese, già noto in letteratura per la presenza di testimonianze riferibili alla frequentazione antica del territorio. Il nuovo contesto offre un’importante occasione di approfondimento sulle dinamiche insediative e funerarie delle comunità italiche dell’Abruzzo meridionale».

Poi, l’ente annuncia che «i reperti rinvenuti saranno sottoposti alle necessarie operazioni di restauro propedeutiche alle attività di studio e catalogazione». Una selezione dei materiali maggiormente significativi sarà destinata all’esposizione in un rinnovato percorso museale attualmente in corso di progettazione all’interno di Palazzo d’Avalos, «contribuendo così alla valorizzazione e alla fruizione del patrimonio archeologico del territorio nello stesso luogo di rinvenimento». Gli aggiornamenti saranno resi noti dallo stesso ente «una volta completate le fasi, già programmate e in procinto di avviarsi, di indagine e studio».

Infine, la Soprintendenza cita anche il massimo riserbo con cui le attività sono state condotte «in conformità alle ordinarie procedure adottate, al fine di garantire la piena tutela del sito archeologico e dei reperti, obiettivo prioritario dell’attività istituzionale. Tale riservatezza si è resa necessaria anche per ragioni di sicurezza, trattandosi di un’area di cantiere tutt’ora attiva e soggetta a specifiche prescrizioni operative e di accesso. Le notizie diffuse in questi giorni a mezzo stampa rischiano di vanificare la cautela sin qui scientemente adottata».

Riguardo l’ultima affermazione, si evidenzia che Chiaro Quotidiano, nel rispetto delle parti e nella consapevolezza del ruolo di testata giornalistica e non di ufficio stampa, pur essendo al corrente dell’importante rinvenimento dalla metà del mese di marzo, ha osservato – nonostante l’urgenza suggerita dalla portata della notizia – la stessa tutela citata dalla Soprintendenza fino a quando è stata accertata la rimozione dei resti e dei reperti già portati alla luce e la chiusura di tutte le buche presenti rispettando il divieto di accesso ben visibile all’esterno del cantiere e avendo cura di non rivelare l’esatta collocazione del sito.

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