Dalle candele ai bengala: così i piromani distruggono l’ambiente

Due focolai, distanti tra loro. È il primo elemento che orienta le indagini verso il dolo. È accaduto anche ieri a Guilmi, dove l’incendio che ha distrutto cinque ettari nell’area di Bosco Acquaviva è stato appiccato in due punti diversi.

Le indagini sono affidate ai carabinieri forestali di Gissi, che stanno passando al setaccio l’area alla ricerca di ogni elemento utile. Il lavoro degli investigatori prosegue dopo lo spegnimento delle fiamme, perché proprio tra cenere e vegetazione bruciata possono emergere le tracce lasciate da chi ha appiccato il rogo.

Gli inneschi

Ecco come i piromani distruggono l’ambiente. Tra gli inneschi più utilizzati figurano le candele. Vengono sistemate sopra stracci, carta o sterpaglie secche, spesso impregnati di benzina o altri liquidi infiammabili. La fiamma consuma lentamente la cera, dando così al piromane il tempo di allontanarsi prima che l’incendio divampi. Anche dopo il rogo, però, piccoli residui di cera possono rimanere sul terreno ed essere rilevati, dando la certezza del dolo.

Spesso gli incendiari usano anche bengala luminosi, in grado di sviluppare temperature elevate e incendiare rapidamente la vegetazione secca. In altri casi, la prima scintilla viene alimentata con bombolette spray, cartucce di gas o fornelletti da campeggio, per propagare rapidamente le fiamme una volta innescate.

Ogni incendio ha sviluppi e forza distruttiva diversa, ma gli inneschi seguono spesso schemi ricorrenti. La ricerca delle tracce che confermino la volontarietà del gesto è il primo passo delle indagini. Anche nel caso di Guilmi, dove il tempestivo intervento di Canadair e squadre a terra ha evitato conseguenze ancora più gravi, salvando il querceto secolare e l’area attrezzata di Acquaviva.

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