Otto anni e quattro mesi di reclusione a D.D.R. e otto anni per G.D.R., riconosciuti responsabili in primo grado del reato di deformazione dell’aspetto della persona mediante lesioni permanenti al volto, previsto dall’articolo 583-quinquies del codice penale. È la sentenza pronunciata dal Tribunale di Vasto al termine del processo relativo all’aggressione avvenuta nell’autunno del 2024 a Casalbordino.

Il collegio giudicante, presieduto da Italo Radoccia e composto dai giudici a latere Aureliano Deluca e Maria Elena Faleschini, ha emesso il verdetto per i fatti avvenuti nella notte tra il 27 e il 28 ottobre 2024 nella frazione Miracoli di Casalbordino.
La vicenda riguarda un giovane di 22 anni residente a Vasto, che quella notte venne aggredito e colpito al volto con un coltello al termine di una lite iniziata, secondo quanto ricostruito, poche ore prima sempre a Vasto. L’aggressione si consumò intorno alle 2 del mattino in viale dei Tigli, dove la situazione sarebbe degenerata fino all’attacco che ha provocato gravi ferite permanenti al volto della vittima. Il giovane, soccorso e trasferito al Pronto soccorso dell’ospedale San Pio da Pietrelcina di Vasto, venne immediatamente sottoposto alle cure mediche per le lesioni riportate.
Nel procedimento è stato coinvolto anche un minorenne, la cui posizione è stata definita separatamente dal Tribunale per i minorenni dell’Aquila, che ha disposto la messa alla prova. Il percorso prevede la sospensione del processo e lo svolgimento di un programma di trattamento con lavori di pubblica utilità, al termine dei quali il reato si estingue senza condanna.
Ieri, nel palazzo di giustizia di via Bachelet, la discussione, con la requisitoria della pm Miriam Manfrin e le arringhe degli avvocati Maria Grazia Tana per la parte civile, Antonino Cerella e Raffaele Giacomucci per la difesa. Poi, al termine della camera di consiglio, il verdetto di condanna alla reclusione, all’interdizione perpetua dai pubblici uffici, a 80mila euro di risarcimento del danno e al pagamento delle spese processuali, quantificate in 4mila 65 euro.
Cerella chiederà per il suo cliente, D.D.R., il secondo grado di giudizio: «Proporremo appello cercando di far emergere la maginalità del ruolo svolto dal mio assistito».







