Con i bidoni in mano o isolati: la Pasqua amara dell’entroterra vastese che chiede di fare presto

Una Pasqua con i bidoni in mano o senza potersi muovere. Passata fa fase acuta del ciclone Erminio, è iniziata la vera emergenza nell’entroterra vastese dove la terra continua a muoversi trascinando con sé strade, condotte idriche e la tranquillità di chi vive in quei territori. Le emergenze principali sono due, acqua e viabilità, e a minare la tranquillità di famiglie e amministratori è il fattore tempo. A temere ci sono anche le attività economiche, basti pensare a quelle ristorative che attendono il periodo pasquale per poter contare su un maggiore afflusso turistico e che, invece, saranno difficilmente raggiungibili e non avranno acqua nei rubinetti.

L’autobotte a Lentella

Con i bidoni in mano

Nei paesi colpiti dall’emergenza idrica si vedono scene di “altri tempi”. È pur vero che la vetusta rete idrica ci ha abituati a documentarle periodicamente, ma in giorni che dovrebbero essere di festa contribuiscono a descrivere meglio la difficoltà di un intero territorio. Con i bidoni in mano, nell’ora in cui la cisterna della Sasi è rimasta a disposizione, decine di persone in fila, ieri, hanno atteso il proprio turno per rifornirsi di un po’ d’acqua.

Le immagini arrivano da Lentella, ma saranno simili a quelle di numerosi altri centri che patiscono gli effetti della rottura avvenuta a Roccaspinalveti: Carpineto Sinello, Carunchio, Casalanguida, Celenza sul Trigno, Dogliola, Fresagrandinaria, Guilmi, Liscia, Palmoli, Roccaspinalveti, San Giovanni Lipioni, Tornareccio, Tufillo e Atessa (località Quercia Nera e Carapelle). L’elenco è lungo, alcuni di questi paesi – come la stessa Roccaspinalveti – possono contare, fortunatamente, su sorgenti proprie riuscendo a limitare gli effetti.

I lavori a Roccaspinalveti

Una frana ha portato via l’adduttrice principale dell’acquedotto del Sinello in contrada Acquaviva, nome profetico. Era già successo due anni fa – nel giugno 2024 – in un altro tratto poco distante, dove le condutture sono ancora provvisorie, in attesa di intervenire con soluzioni strutturali. La prima ipotesi della Sasi è stata la sostituzione di 300 metri, ma, come rivelato ieri dalla sindaca roccolana Claudia Fiore, la frana è in movimento e i nuovi tubi, per oltre 1 chilometro, andranno posati in strada: tempi più lunghi per ora quantificati in «almeno una settimana».

Al di là degli interventi sulle condutture, ora bisogna garantire l’approvvigionamento idrico nei paesi. Lo ha detto anche il capo della protezione civile Fabio Ciciliano atterrando ieri a Fresagrandinaria [LEGGI]. I sindaci lo hanno atteso a lungo per ascoltare, in quei pochi minuti, ciò che era più ovvio: «È necessario portare l’acqua». È stato garantito l’appoggio a ogni livello istituzionale e, da subito, gli amministratori aspettano di vedere a cosa corrisponde in termini pratici.

Le autobotti non sono sufficienti un’ora per ogni paese. Alcuni sindaci chiedono il riempimento dei serbatoi comunali per portare l’acqua nelle case evitando le file con i bidoni in mano.

Nella stessa Lentella, due anni fa, il Comune pagò l’acqua per tale operazione (acqua poi passata dai contatori e quindi fatturata nuovamente dalla Sasi), il sindaco Marco Mancini lo sta facendo anche questa mattina, «Se non si vogliono vedere più scene da terzo mondo, bisogna rimboccarsi le maniche e trovare le soluzioni. Come l’ho trovata io, la poteva trovare anche la Sasi. Tutto ha un costo…», dice con disappunto dopo aver incassato, ieri, il rifiuto del presidente Nicola Scaricaciottoli a operare in questo senso. Contemporaneamente, quindi, stamattina, da una parte ci sono le file con bidoni e recipienti dietro all’autobotte della Sasi, dall’altra le operazioni per riempire il serbatoio con le cisterne commissionate dal Comune.
La società che gestisce il servizio è stata chiamata a rapporto dai sindaci che l’incontreranno in uno dei paesi colpiti dall’emergenza per capire le soluzioni da mettere in campo.

L’isolamento

Il simbolo dell’isolamento è Castiglione Messer Marino. Sono chiuse per gli effetti del dissesto/disastro idrogeologico quattro strade su cinque di ingresso (e uscita) al paese. La frana più grande è quella che ha cancellato l’ex Statale Istonia alle porte del paese. Ieri mattina, i funzionari del dipartimento nazionale di Protezione civile hanno fatto una prima ricognizione sul posto insieme ai tecnici della Provincia e alla sindaca Silvana Di Palma [LEGGI].

«Sono consapevole che questa situazione è disastrosa. Oggi fa paura», scrive in un lungo post Fabiana Di Domenica, giovane amministratrice comunale di Castiglione. Oggi tutti quei livelli istituzionali – sovracomunali – citati hanno l’opportunità e il dovere di dimostrare che i fiumi di inchiostro spesi, da anni, per le aree interne non sono solo slogan.

La paura citata da Di Domenica è comprensibile. Non deve accadere ciò che è successo in passato con la frana sulla Sp 162, tra la stessa Castiglione e Fraine, risanata dopo cinque anni e mezzo, con il dissesto della Sp 150 tra Guilmi e Carpineto Sinello risolto dopo 5 anni o con il ponte Sente, collegamento vitale col Molise, chiuso dal lontano 2018 nonostante le promesse elettorali di Matteo Salvini.

Castiglione rappresenta solo la punta di un iceberg che si sta sciogliendo cancellando decine di strade a Schiavi di Abruzzo, Castelguidone, Celenza sul Trigno, Casalanguida, Tufllo, Furci ecc. L’elenco è lunghissimo, quasi impossibile da stilare. Ci sono la fondovalle Treste (chiusa in ben tre punti per cadute massi ed erosione del fiume), una miriade di strade comunali che sembrano bombardate e di vie minori di fondamentale importanza per l’agricoltura: nessun Comune (così come la Provincia di Chieti) avrà le risorse necessarie per ripristinarle.

Ben vengano, quindi, pure gli atterraggi con l’elicottero per quell’ingrediente scenografico in più, ma da subito, si traducano le venute dal cielo in fatti concreti.

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