Menna: «Un porto più ampio non rovina la Riserva. Sì al trasloco delle aziende impattanti»

Due sì. Uno all’ampliamento del porto, che «non significa distruggere l’ambiente». L’altro al trasloco della zona industriale a monte della statale 16 e verso l’autostrada. Questa è la posizione del sindaco di Vasto, Francesco Menna, sulla questione ambientale, tornata al centro del dibattito pubblico dopo l’annuncio del presidente della Regione Abruzzo, Marco Marsilio, della richiesta, rivolta al Ministero delle Infrastrutture, di inserire il bacino di Punta Penna tra i porti di rilevanza nazionale. Secondo Nicholas Tomeo del Forum civico ecologista, così l’area protetta rischia di scomparire [LEGGI].

Vasto: il porto di Punta Penna

«Le garanzie e le tutele della Riserva verranno potenziate e l’area protetta potrà tranquillamente convivere con l’infrastruttura portuale», sostiene Menna. «In Europa ci sono tante situazioni simili che vedono una felice convivenza. La zona industriale può essere ripensata e le industrie impattanti dislocate lontano dalla Riserva, su questo sicuramente hanno ragione gli ambientalisti a prevedere un trasloco di questo tipo di attività a monte della statale 16 e verso l’autostrada A14. L’ampliamento del porto è una questione diversa: è funzionale a garantire la presenza delle grandi aziende del nostro territorio, a cominciare dalla Sevel per proseguire con Pilkington e Denso e finire con Amazon, che sta arrivando. Serve, quindi, ad attrarre imprese e salvaguardare posti di lavoro. Non significa distruggere l’ambiente, ma garantire lo sviluppo del territorio nel pieno rispetto delle norme ambientali. Sarei più spaventato se ci fosse una cementificazione selvaggia sulla costa. Ritengo che l’ampliamento del porto sia fondamentale e l’unico modo per ampliarlo è entrare nell’Autorità portuale, che riceve i fondi statali destinati ai porti nazionali. Se Punta Penna continuerà a rimanere un porto regionale, sarà circondata da Pescara, Ortona e Termoli. Così Vasto – ammonisce Menna – resterà la Cenerentola d’Abruzzo e non possiamo permettercelo. La battaglia da fare è pretendere anche imprese in linea con le norme sul rispetto ambientale».

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