Foce Lebba «contaminata da solfati, nichel e piombo», Italia Nostra diffida il Comune

«Dal 20 aprile 2025 il sito di Eco Fox s.r.l., in via Osca a Vasto, è ufficialmente classificato come “sito contaminato”». A rivelarlo è Davide Aquilano, presidente di Italia Nostra del Vastese, che punta il dito contro quella che definisce «l’inerzia» del Comune di Vasto nella gestione della vicenda ambientale. La questione emerge dal Report Analisi di Rischio sanitario ambientale, pubblicato sul sito istituzionale del Comune e redatto da AecomItalia nell’ambito della procedura di caratterizzazione ambientale avviata da tempo sull’area industriale.

Nel documento si evidenzia «la presenza di non conformità in falda, in particolare per Solfati, Alluminio, Arsenico, Nichel, Piombo e alcuni composti organo-alogenati». Gli stessi inquinanti, viene precisato nel report, «non sono riconducibili alle attività produttive dello stabilimento».

Per Italia Nostra, però, il punto centrale è un altro. «Il superamento accertato delle Concentrazioni soglia di rischio configura di per sé – a norma dell’articolo 250 del Testo unico ambientale – l’obbligo giuridico, attuale e non differibile, di attivazione della procedura di bonifica a carico del Comune territorialmente competente», scrive Aquilano nella nota inviata agli enti competenti.

L’associazione sottolinea inoltre come molti degli inquinanti individuati siano «estremamente mobili e altamente persistenti» e richiama una comunicazione della stessa Eco Fox del 14 marzo 2023, nella quale si affermava che «l’area interessata potrebbe essere molto più ampia rispetto all’area occupata dallo stabilimento».

Una circostanza che, secondo Italia Nostra del Vastese, desta ulteriore preoccupazione considerando la posizione dell’impianto produttivo, «distante circa 20 metri dal letto del torrente Lebba e poco meno di 20 metri dalla riva del mare». Da qui il timore di una possibile propagazione della contaminazione verso il corso d’acqua e il mare Adriatico.

«La connessione tra falda contaminata, acque superficiali e ambiente marino appare quantomeno verosimile e la migrazione altrettanto verosimilmente ancora in atto», si legge ancora nel documento.

Nel mirino dell’associazione ambientalista anche la mancata adozione delle procedure di messa in sicurezza d’emergenza previste dal Testo unico ambientale. «Non risulta che il Comune di Vasto abbia adottato la procedura di messa in sicurezza d’emergenza prescritta in questo caso dalla legge», sostiene Aquilano. La questione assume contorni ancora più delicati perché il tratto di mare interessato è già sottoposto da tempo a un divieto permanente di balneazione per inquinamento microbiologico. «Qui, però, si pone un problema di inquinamento chimico, il che per l’ambiente marino potrebbe avere conseguenze persino più gravi», evidenzia Italia Nostra.

Per questo motivo l’associazione ha trasmesso una formale diffida al Comune di Vasto, all’Arpa Abruzzo, alla Asl e, per conoscenza, alla Regione Abruzzo, alla Capitaneria di porto e alla procura della Repubblica. Tre i punti contestati: «la mancata attivazione di adeguate misure di messa in sicurezza d’emergenza, l’inerzia nella gestione di un rischio ambientale attuale e potenzialmente diffusivo e la mancata attivazione formale della procedura di bonifica prevista dal Testo unico ambientale».

La lettera dell’azienda

In una lettera inviata il 10 aprile 2025 dalla Eco Fox – a firma del consigliere delegato, ingegner Claudio Pepe – al Comune di Vasto, e allegata agli atti, si precisa: «I risultati del documento evidenziano che: vi è assenza di rischio per i lavoratori; i terreni sono conformi ai limiti normativi; i valori superiori alle CSC riscontrati nelle acque sotterranee di riferiscono a sostanze non facenti parte del processo produttivo dello stabilimento. Restano in corso gli interventi di Mise consistenti in spurghi periodici nei piezometri al confine che presentano dei valori non conformi».

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