Il mito del Vello d’Oro diventa teatro: “Il filo dell’oro” apre la 38ª edizione del Toson d’Oro

Sarà Il filo dell’oro – La drammatica scelta tra gli affetti e il potere ad aprire, sabato 22 agosto, la 38ª rievocazione storica del Toson d’Oro. L’appuntamento è alle ore 21 al teatro Rossetti di Vasto, con ingresso libero. Lo spettacolo, dramma in un atto scritto da Grazia D’Auria, avrà una durata di circa 60 minuti.

Un’apertura affidata al teatro e ai giovani, nel segno di quel filo che unisce mito, storia e memoria del territorio. Il filo dell’oro propone infatti una rilettura contemporanea del mito di Frisso ed Elle e del Crisomallo, il celebre ariete dal vello d’oro: una vicenda di potere, paura, inganno e sacrificio che prende le mosse dalla drammatica scelta di Atamante, diviso tra la salvezza del regno e quella del proprio figlio.

La storia attraversa la tragedia di Elle, la fuga di Frisso verso la Colchide e la nascita della leggenda del Vello d’Oro, per approdare infine alla storia di Vasto. È proprio qui che il mito incontra la tradizione del Toson d’Oro: nel 1723 il principe romano Fabrizio Colonna fu insignito dell’Ordine del Toson d’oro a Vasto per mano del marchese Cesare Michelangelo D’Avalos.

La rappresentazione è parte integrante del progetto di formazione scuola-lavoro Dal Mito alla Storia – Il Filo d’Oro, nato dalla collaborazione tra l’associazione Amici del Toson d’Oro e il Liceo classico Pantini-Pudente”, guidato dalla dirigente scolastica prof.ssa Anna Orsatti.
Il progetto ha consentito agli studenti di avvicinarsi al mondo del mito classico, approfondendone personaggi e significati e sperimentandone una rilettura moderna, ma anche di entrare concretamente nel mondo del teatro, trasformando lo studio in esperienza diretta.

Dizione, capacità di parlare in pubblico, espressione corporea, lavoro di squadra, gestione delle prove, allestimento scenico e coordinamento con coro e balletto sono diventati parte di un percorso nel quale le conoscenze maturate a scuola si sono tradotte in competenze concrete. «Un’esperienza che restituisce così agli studi classici una dimensione viva e contemporanea: il mito diventa materia da conoscere, interpretare e trasformare, mentre il teatro si fa strumento di crescita, collaborazione e comunicazione».

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