Si è avvalso della facoltà di non rispondere il 63enne responsabile della cooperativa che gestisce una struttura di reinserimento per detenuti ed ex detenuti a Vasto, arrestato la scorsa settimana nell’ambito dell’inchiesta della Procura di Vasto condotta dai carabinieri della Compagnia di Vasto e dai militari del Nucleo ispettorato del lavoro.

L’interrogatorio di garanzia si è svolto questa mattina, poco dopo mezzogiorno, davanti al gip del Tribunale di Vasto. Il giudice per le indagini preliminari ha inoltre rigettato la richiesta di attenuazione della misura cautelare, non concedendo i domiciliari. Il 63enne resta quindi in isolamento nel carcere di Torre Sinello, dove era stato trasferito dopo l’arresto. «Stiamo predisponendo la richiesta destinata al Tribunale del riesame, dice l’avvocato difensore», Antonio Boschetti.
L’inchiesta coinvolge complessivamente otto persone. Tra gli indagati figurano anche un funzionario pubblico, un medico e due appartenenti alla cooperativa con sede in Molise. Diciotto gli opsiti della comunità che figurano come parti lese negli atti di indagine, centinaia di pagine complessive, di cui una trentina dell’rdinanza di custodia cautelare emedda la scorsa settimana.
Al 63enne vengono contestate, a vario titolo, le ipotesi di tentata concussione continuata, intermediazione illecita, sfruttamento del lavoro in concorso, falso ideologico e falso materiale in atti pubblici. Secondo la ricostruzione degli investigatori, tra il 2024 e il 2025 avrebbe tentato di imporre a un ospite della struttura il pagamento di una somma di denaro come condizione per il soggiorno e, in un altro episodio, avrebbe ricevuto denaro da una persona già agli arresti domiciliari per consentirne la permanenza nella comunità.
Una parte rilevante dell’inchiesta riguarda inoltre il presunto sfruttamento lavorativo. Secondo l’accusa, 18 ospiti della struttura sarebbero stati impiegati in attività lavorative con compensi ritenuti non proporzionati al lavoro svolto, mentre cinque ex detenuti sarebbero stati impiegati in lavori pesanti senza retribuzione. Per gli investigatori, il lavoro gratuito sarebbe stato imposto come condizione per poter continuare a soggiornare nella struttura.
Nel fascicolo sono finite anche presunte irregolarità nella documentazione relativa alla formazione e alla sicurezza sul lavoro, con contestazioni che coinvolgono, oltre al responsabile della struttura, anche un consulente del lavoro e un medico del lavoro. L’indagine riguarda infine la sicurezza in un cantiere pubblico di Vasto











