Una centrale del falso valutario nascosta in Abruzzo e un giro di banconote contraffatte destinate anche ai mercati esteri. Sono i risultati delle indagini dei carabinieri del Nucleo operativo antifalsificazione monetaria di Napoli nell’ambito dell’operazione Small Tower, coordinata dalla procura di Lanciano.

Alla fine di giugno cinque persone sono state raggiunte da misure cautelari emesse dal gip del Tribunale di Lanciano, ma la notizia è stata resa nota oggi dal Comando partenopeo. Per tre indagati, residenti tra Montenerodomo e Roma, sono stati disposti gli arresti domiciliari. Per altri due, residenti ad Ascoli Piceno, l’obbligo di dimora.
L’inchiesta, avviata nel dicembre 2024, ha portato i militari a individuare nel territorio di Montenerodomo due strutture utilizzate come vere e proprie centrali per la produzione di valuta falsa. Durante le perquisizioni sono state sequestrate banconote contraffatte, telefoni cellulari, apparecchiature e materiali ritenuti funzionali alla produzione del denaro falso.
Secondo quanto emerso dalle indagini, il gruppo avrebbe realizzato banconote contraffatte in euro e in diverse valute straniere, tra cui scellini tanzaniani, ugandesi e kenioti, lek albanesi e franchi della Comunità finanziaria africana. La vendita sarebbe avvenuta anche fuori dall’Italia, attraverso spedizioni postali e contatti su Telegram, con pagamenti effettuati in criptovalute.
Le indagini hanno consentito di ricostruire collegamenti con diversi Paesi europei, tra cui Francia, Finlandia, Germania, Spagna e Polonia. Proprio in Finlandia, nell’ambito della stessa attività investigativa, la polizia locale ha arrestato due acquirenti di valuta contraffatta e recuperato banconote spedite tramite plichi postali. Alla valuta sequestrata la Banca d’Italia ha attribuito otto diverse classi di contraffazione. Un’attività che, secondo gli investigatori, avrebbe raggiunto una dimensione internazionale e che ha portato allo smantellamento delle strutture utilizzate per la produzione del denaro falso.
Gli indagati hanno presentato ricorso al Tribunale del Riesame dell’Aquila. Il collegio, il 23 luglio scorso, ha confermato le contestazioni provvisorie e le misure cautelari, ritenendo sussistente il rischio di reiterazione del reato.









