Un tavolo di monitoraggio per tenere d’occhio l’insorgere di eventuali criticità e una didattica pomeridiana che tenga conto delle nuove esigenze degli studenti pendolari. È quanto chiesto e ottenuto dai sindaci di Medio e Alto Vastese che, nei giorni scorsi, hanno incontrato i dirigenti scolastici degli istituti superiori di Vasto e le società di autotrasporto in merito all’adozione della cosiddetta settimana corta.

I nuovi orari partiranno alla ripresa dell’anno scolastico a settembre: il sabato le scuole resteranno chiuse, le ore ssaranno recuperate posticipando l’uscita degli altri giorni alle 14.
La preoccupazione principale dei primi cittadini, già emersa in passato [LEGGI], riguarda il rientro posticipato a casa degli studenti che influirà inevitabilmente su diversi aspetti.
A farsi portavoce di queste istanze è stato il sindaco di Carunchio, Gianfranco D’Isabella, al quale abbiamo rivolto alcune domande.
La settimana corta ora sembra ormai cosa fatta anche per gli istituti vastesi, quali sono i cambiamenti introdotti?
Dall’anno scolastico 2026-2027, la settimana corta partirà anche per gli istituti superiori di Vasto, questo prevede l’interruzione delle attività didattiche nella giornata di sabato e il recupero delle ore durante la settimana posticipando l’uscita alle 14, quindi di circa un’ora.

Per gli studenti dell’Alto Vastese e le loro famiglie cosa comporta l’adozione della settimana corta?
Questo nuovo modello comporta il rientro in quasi tutti i comuni dei giovani pendolari di un’ora. A Carunchio, ad esempio, i ragazzi rientravano alle 14.40/45, nel prossimo anno scolastico il rientro è previsto alle 15.40/45. Per questo, come sindaco, ho espresso le mie perplessità sull’introduzione di difficoltà organizzative. Innanzitutto c’è il nodo legato ai pasti. Uno studente che esce di casa alle 6.30/6.40 del mattino per farvi rientro poco prima delle 16, nonostante saranno introdotti due intervalli, è penalizzato perché non è un orario da pranzo.
L’altro aspetto riguarda le attività extrascolastiche pomeridiane (sportive, ricreative ecc.) che vengono svolte nelle nostre zone. Con un’ora in meno a disposizione nel pomeriggio, poter continuare a frequentarle, soprattutto d’inverno, comporterà diverse criticità.
Qualche giorno fa avete avuto un confronto con dirigenti scolastici e ditte del trasporto pubblico, cosa è emerso?
Nei giorni scorsi, su indicazione dei sindaci del Vastese, si sono svolti due incontri: il 24 giugno e il 7 luglio. Sono incontri nati dall’esigenza dei paesi dell’entroterra di essere messi a conoscenza sull’iter di adozione della settimana corta. Questa è stata già deliberata da tutti i consigli d’istituto, è quindi un processo irreversibile.
Tutti i sindaci hanno rimarcato le già attuali difficili condizioni alle quali sono sottoposti i nostri studenti. A noi interessa salvaguardare la possibilità per questi ragazzi di studiare, di potersi preparare in modo adeguato per i giorni successivi. Abbiamo quindi sottolineato le criticità insite in un rientro ritardato a casa (strettamente connesso alle già difficili condizioni della viabilità interna), prima fra tutte l’impossibilità di avere il tempo materiale per potersi preparare per il giorno dopo.

Cosa avete chiesto?
Abbiamo chiesto garanzie affinché questa riorganizzazione non porti un’ulteriore penalizzazione degli studenti delle aree interne. Il 7 luglio erano presenti anche i vettori del trasporto scolastico. A loro abbiamo chiesto la possibilità di venire incontro alle nuove esigenze, visto che i ragazzi già con i vecchi orari si trovavano ad affrontare ingressi ritardati a scuola.
Abbiamo fatto emergere la necessità che il Comune di Vasto studi un piano relativo agli ingressi a scuola perché quotidianamente il quartiere della 167 diventa un imbuto in cui si perde del tempo prezioso durante il tragitto sia all’arrivo che alla partenza. Inoltre, abbiamo chiesto di dare priorità nelle ripartenze agli autobus diretti nelle località più lontane in modo da avere qualche minuto di vantaggio.
Per quanto riguarda la questione didattica, abbiamo avanzato delle richieste riguardanti ciò che è possibile fare tenuto conto che la settimana corta è ormai stata adottata. I dirigenti scolastici si sono detti disponibili a un tavolo di monitoraggio, sia all’inizio quando saranno definiti gli orari puntuali, sia successivamente, per verificare i pro e i contro e quelle che possono essere le criticità per i ragazzi dell’entroterra.
I dirigenti scolastici ci hanno assicurato che anche la didattica sarà rivista, i docenti organizzeranno il lavoro con una distribuzione delle attività pomeridiane da svolgere a casa che tenga conto di queste nuove condizioni.

Siete soddisfatti dell’esito degli incontri?
Immaginavamo che la questione fosse ormai irriversibile. I dirigenti si sono espressi positivamente nel venire incontro alle nuove esigenze. L’aspetto al quale teniamo di più è quello della didattica. I ragazzi delle aree interne sono sempre stati abituati ai sacrifici e si sono sempre mostrati all’altezza. Per questo, la scuola deve dialogare con loro anche rassicurandoli. La scuola è un’opportunità di crescita e di vita e non deve essere vissuta come qualcosa che possa spaventare. Ciò che temiamo è che qualcuno, davanti alle nuove difficoltà, possa non continuare più gli studi o che le famiglie che si vedono penalizzate possano decidere di andare via dai nostri paesi.
Lavoriamo quindi affinché ci siano soluzioni condivise. Anche la scuola dovrà comprendere la necessità di rivedere la didattica pomeridiana in modo che possa consentire agli studenti delle aree interne di prepararsi in modo dignitoso







