Strade gruviera dopo i lavori per i sottoservizi. A sollevare dubbi sulla qualità dei ripristini eseguiti dopo gli scavi per le reti del gas, dell’energia elettrica e della telefonia è l’architetto Pietro Smargiassi, ex consigliere regionale, che chiede controlli più rigorosi e il rispetto delle procedure previste dai capitolati tecnici.

«Da tempo le strade di Vasto sono impercorribili. Pur apprezzando il passo in avanti fatto con le nuove infrastrutture tecnologiche su reti come gas, Enel e telefonia, non riesco ad accettare il fatto che nessuno segua le procedure di ripristino a regola d’arte».
«Farsi un giro in bici, in scooter, persino in auto è diventato un rischio oltre che un fastidio. I danni sui mezzi ma anche sulla salute delle persone sono all’ordine del giorno. Qualcuno ha pensato cosa possa voler dire girare in questa città in macchina per una persona con osteoporosi?».

Da qui una serie di domande rivolte agli uffici competenti e all’amministrazione comunale. «Ora mi chiedo, e chiedo, facendo oggi anche questo lavoro per un ente pubblico, a chi spetta il controllo? Chi verifica il capitolato? C’è qualcuno che verifica? Possibile che non ci sia una sola traccia dritta? Un solo ripristino senza avvallamenti? Che i materiali utilizzati, messi in opera e lavorati, nemmeno si avvicinino a quanto previsto da Anas?».
Smargiassi chiama in causa anche il ruolo della politica cittadina: «A partire dall’assessorato (che ama girare in bici) agli uffici competenti mi chiedo chi fa cosa». Sollecita una verifica diretta sullo stato di alcune arterie urbane. «Provate ad esempio a farvi un giro con un mezzo a due ruote dall’Incoronata fino ad arrivare all’Eni di corso Mazzini. Provate. Il tratto dal Bar Due Pini fino a via Marco Polo è l’emblema di questa situazione inaccettabile».
L’ex consigliere regionale richiama le procedure tecniche generalmente previste per il ripristino degli scavi stradali, che comprendono il taglio regolare della pavimentazione, il riempimento e la compattazione degli scavi a strati successivi, la ricostruzione della sovrastruttura stradale con materiali adeguati, la sigillatura dei giunti e le verifiche finali sulla planarità della carreggiata e sull’assenza di avvallamenti. «Dobbiamo continuare a subire i danni sul bene pubblico solo perché “i lavori vanno comunque fatti”? Ve bene, ma che si facciano a regola d’arte, no?».






