La visita cardiologica è urgente e va eseguita entro dieci giorni, ma l’appuntamento viene fissato dopo due mesi. È la nuova battaglia di Donato Cappello, ex militare della guardia di finanza, che torna a contestare i tempi della sanità pubblica dopo la precedente vicenda sulle cure intramoenia [LEGGI]. Il paziente ha presentato un’istanza al Difensore civico della Regione Abruzzo, sostenendo che la Asl Lanciano Vasto Chieti non abbia garantito il rispetto della priorità indicata dal medico.

«Dieci giorni di tempo per legge, diventati nei fatti due mesi di attesa sospesi nel vuoto», spiega Cappello. «Una situazione paradossale per un paziente che si è visto riconoscere una priorità urgente, ma che nei fatti non ha ricevuto una risposta compatibile con le proprie necessità di salute».
La vicenda nasce il 25 giugno scorso, quando il medico curante prescrive due visite specialistiche con codice di priorità B. «Sulle ricette – sottolinea – campeggia una dicitura che non lascia spazio a interpretazioni: la prestazione deve essere garantita entro dieci giorni».
La risposta del Centro unico di prenotazione della Asl, però, è diversa dalle aspettative. Le visite all’ospedale San Pio di Vasto sono fissate per il 25 agosto e il 4 settembre. «Date sideralmente lontane e incompatibili non solo con il codice di priorità assegnato, ma anche con la condizione di un paziente che necessita di monitoraggi tempestivi», fa notare il finanziere in congedo.
Nel suo esposto richiama anche la propria situazione personale: «Sono invalido totale per causa di servizio, con codice di esenzione S02. Le mie condizioni rendono difficoltosi gli spostamenti fuori territorio e per questo ritengo indispensabile essere seguito nella mia città, a Vasto». A seguito della richiesta di prestazioni in regime di attività libero-professionale intramuraria (Alpi) a carico dell’azienda sanitaria, Cappello racconta di aver ricevuto una risposta che giudica inadeguata: «Dopo il sollecito inviato via Pec il 6 luglio – afferma – la comunicazione della Asl dell’8 luglio non ha prodotto alcuna soluzione concreta. Le date delle visite sono rimaste quelle già fissate, senza un effettivo superamento del problema».
Da qui l’esposto al Difensore civico regionale: «Ho chiesto l’immediato sblocco delle visite in regime Alpi a totale carico dell’azienda, perché il diritto alla salute non può essere subordinato a tempi di attesa incompatibili con una prescrizione urgente». Nel documento, Cappello definisce la risposta ricevuta «priva di efficacia esecutiva e non risolutiva», affermando di trovarsi di fronte a «una palese e gravissima violazione dell’articolo 32 della Costituzione».







