«Dov’è lo studio sul dissesto?»: associazioni all’attacco sulle nuove costruzioni a Montevecchio

Il sindaco di Vasto Francesco Menna chiama «parco urbano» un terreno che, in realtà, «è campagna». Parte da qui la controreplica delle associazioni ambientaliste e civiche al primo cittadino, dopo il video social in cui Menna aveva accusato i contestatori dei nuovi piani urbanistici di fare «terrorismo». Uno scontro che riporta al centro del dibattito cittadino il consumo di suolo, le lottizzazioni previste dal Comune e il rischio idrogeologico della collina di Montevecchio.

L’assemblea convocata la scorsa settimana dalle quattro associazioni

Forum H2O, Italia Nostra del Vastese, Konsumer Vasto e La Conviviale parlano di «nuovi piani d’area e lottizzazioni su quasi 73 ettari di oliveti e aree verdi», tornando a focalizzare l’attenzione «sul tema del rischio idrogeologico nella zona di Montevecchio».

Al centro delle contestazioni c’è anche la trasparenza amministrativa. Le associazioni sostengono che il Comune «non ha risposto entro i termini di legge alla richiesta di accesso agli atti relativa agli studi geologici sul dissesto della collina di Montevecchio». Secondo le quattro associazioni, «la Regione Abruzzo avrebbe già chiesto da anni una revisione delle aree a rischio», mentre uno studio geologico commissionato dallo stesso Comune sarebbe stato consegnato «da oltre un anno», senza però essere ancora reso pubblico.

I firmatari criticano inoltre la scelta del sindaco di non partecipare alle assemblee pubbliche organizzate il 15 e 21 maggio. «Il sindaco Francesco Menna non ha inteso intervenire alle assemblee pubbliche, pure se invitato, evitando così il confronto diretto sul merito delle questioni e, anzi, rispondendo con attacchi personali di “terrorismo”», scrivono nel comunicato congiunto.

I 9 ettari acquistati nella Riserva di Punta Aderci dal Comune non possono essere considerati parco urbano per il semplice fatto che sono in campagna», affermano sostenendo che «le aree verdi previste nei nuovi comparti sarebbero marginali e spezzettate rispetto all’espansione edilizia».

Secondo le associazioni, il nodo centrale sarebbe «l’effetto cumulo», cioè «l’impatto complessivo sul consumo di suolo», pari a «oltre 100 campi da calcio». Da qui la richiesta di «una revisione urbanistica orientata alla tutela ambientale» e di un confronto pubblico sul futuro della città. Citano anche i dati di Ispra, che definisce «non sostenibili» gli attuali livelli di consumo di suolo. A Vasto, sostengono i firmatari, il territorio urbanizzato avrebbe raggiunto il 15%, contro una media nazionale del 7%. Inoltre, secondo dati Istat, in città ci sarebbero «oltre 9mila abitazioni vuote»

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