Dopo una lunga discussione in aula, il Consiglio regionale d’Abruzzo ha approvato la riforma del sistema idrico integrato, un provvedimento destinato a ridisegnare la governance dell’acqua nella regione. La legge punta a superare l’attuale frammentazione dei gestori attraverso un nuovo assetto organizzativo fondato su sub ambiti territoriali e su una gestione più coordinata del servizio, che resterà pubblico.

Secondo la maggioranza di centrodestra, si tratta di una «riforma epocale». Il gruppo di Fratelli d’Italia parla di «sistema all’avanguardia» capace di garantire una gestione «più efficiente, sostenibile e innovativa delle risorse idriche», con l’obiettivo di rendere l’Abruzzo «un punto di riferimento nazionale» sul tema dell’acqua e della sostenibilità ambientale.
Il centrosinistra esprime soddisfazione per alcune modifiche introdotte nel testo finale, a partire dalle garanzie sulla tutela occupazionale dei dipendenti delle società di gestione del servizio idrico. Durante le audizioni, infatti, i sindacati avevano manifestato preoccupazioni sul possibile ridimensionamento degli organici. «Il nostro intervento sul testo di legge va nella direzione di garantire la stabilità occupazionale del personale attualmente impiegato nel servizio idrico integrato», sottolineano le forze di opposizione, che evidenziano anche l’inserimento del parere obbligatorio del Cal, il Consiglio delle autonomie locali, e il rafforzamento della rappresentanza dei territori con l’eliminazione della soglia di sbarramento che avrebbe penalizzato i Comuni sotto i 3mila abitanti.
Dopo il via libera dell’aula, la proposta dell’Ersi sui sub ambiti tornerà ora all’esame della commissione competente per il parere obbligatorio, in un percorso che dovrà portare alla definizione concreta del nuovo assetto organizzativo del servizio idrico regionale.







