«Sì all’alternativa civile alla produzione di armi, no al dilemma “lavoro o pace”». La Casa del popolo “La Conviviale” di Vasto interviene nella riconversione della Esplodenti Sabino di Casalbordino, da circa un anno di proprietà della Arca Defense Italy (ramo italiano dell’omonima società turca). Qualche giorno fa, l’azienda ha depositato in Regione la richiesta per convertire alcune aree del sito al confezionamento di esplosivi.
Per l’associazione, «i lavoratori vengono così posti di fronte al dilemma “lavoro o pace” da una politica cieca e asservita alla logica di guerra, che vorrebbe farci credere che per lo stabilimento di Casalbordino non ci sia alternativa alla produzione a scopo militare. Ecco, quindi, che c’è chi si rallegra per l’acquisizione del sito da parte della multinazionale turca Arca Defense». Nel processo di riconversione, la Regione si è detta pronta a supportare l’azienda per l’avvio della produzione, «La miopia politica dei nostri amministratori viene fuori in tutta evidenza, dal momento che paiono ignorare studi che mostrano i vantaggi degli investimenti in settori civili rispetto a quelli in difesa».
«A parità di spesa, quella civile può generare fino al 50% in più di occupazione rispetto a quella militare. E se applicassimo i risultati di studi internazionali quali Fmi, Ocse, Banca Mondiale al caso specifico, verrebbe fuori che quei 3 milioni messi sul tavolo potrebbero produrre un Pil di 7,5 milioni (fino a 8 volte maggiore di quello generato da spese militari) se investiti in sanità, istruzione, turismo sostenibile, energie rinnovabili o, in generale, nel settore civile».
«Non può, poi, restare inosservato il tema della sicurezza (interna ed esterna) che uno stabilimento che produce ordigni porta con sé (e che sembra passato in sordina), legato allo stoccaggio di esplosivi, al loro trasporto e al fatto di poter essere bersagli sensibili in caso di conflitti – continua la Casa del popolo – Di fronte a tutto ciò, il silenzio che regna nel consiglio regionale è ancora più assordante. Maggioranza e opposizione sembrano unite in un unico partito: quello dell’industria bellica. Ma cosa ce ne facciamo di istituzioni e di una politica incapaci di favorire un tessuto produttivo che porti benefici reali al territorio, che rispetti la vita e l’ambiente, invece di compiacere gli interessi di una multinazionale straniera che costruirà ordigni che portano distruzione e disperazione in giro per il mondo?».

«La possibilità di riconversione della ex Esplodenti Sabino dovrebbe indirizzare associazioni, università, sindacati, cittadini, partiti politici che hanno a cuore le sorti del territorio a costituirsi in un comitato per la promozione dell’economia di pace e lo sviluppo sostenibile sul nostro territorio. Un esempio concreto della fattibilità viene dal Comitato di riconversione della società Rwm (azienda leader nella produzione di armamenti e munizioni in Italia), che ha proposto soluzioni imprenditoriali che hanno già superato la fase di validazione del business plan».
«Invece, le scellerate scelte politiche regionali, mettono le lavoratrici e i lavoratori della ex Esplodenti Sabino di fronte a un bivio intollerabile: il salario o l’etica. Inaccettabile per chi ha già vissuto tragedie immani e ha perso colleghi in incidenti sul lavoro legati a una gestione aziendale fallimentare. È criminale costringere chi campa del proprio lavoro a scegliere tra la fame e la produzione di pallottole. La politica ha il dovere di offrire alternative industriali civili, non di trasformare i lavoratori in ingranaggi della macchina bellica. Si possono fare scelte diverse. Bisogna avere voglia, capacità e idea della politica orientata al benessere collettivo e non a ingrossare i profitti delle multinazionali di distruzione e morte».







