Liste d’attesa, il grido d’allarme di un paziente: «La sanità non può ignorare il dolore delle persone»

Dietro i numeri delle liste d’attesa si nascondono spesso storie di difficoltà quotidiane. Donato Cappello, 69 anni, finanziere in pensione residente a Vasto, racconta a Chiaro Quotidiano una vicenda legata all’accesso alle cure sanitarie e ai tempi di attesa per una visita specialistica.

L’ospedale di Vasto

L’uomo, attraverso una segnalazione, denuncia i ritardi nell’erogazione di una «prima visita urologica con priorità B (breve)», prescritta il 27 aprile scorso e che, secondo i tempi previsti, dovrebbe essere garantita entro 10 giorni. Nonostante l’urgenza indicata, il primo appuntamento disponibile presso il Cup risulterebbe fissato addirittura al 9 luglio 2026, più di due mesi oltre i termini stabiliti.

Una situazione che ha spinto Cappello a presentare un reclamo formale via Pec già il giorno stesso della prescrizione. Successivamente, il 28 aprile, l’azienda sanitaria avrebbe proposto come alternativa un appuntamento a Lanciano, soluzione però rifiutata dal paziente per motivi di salute e mobilità. L’uomo, invalido e titolare di esenzione S02, sottolinea infatti le difficoltà legate agli spostamenti fuori dal proprio comune di residenza, che considera incompatibili con le proprie condizioni fisiche.

«Questa situazione non è solo un disservizio, ma un’ingiustizia che mi logora», sottolinea Cappello, che evidenzia anche l’impatto psicologico dell’attesa e l’impossibilità di farsi carico delle inefficienze organizzative del sistema sanitario.

Il 9 maggio, con i termini ormai ampiamente superati, è stata quindi presentata un’istanza formale per l’attivazione della procedura in regime di intramoenia all’ospedale di Vasto. La richiesta punta a ottenere la prestazione nei tempi previsti, anche in forma privata, ma a carico del servizio sanitario, in caso di mancata disponibilità nel pubblico entro i limiti di legge. Nel ricostruire la vicenda, l’utente richiama anche il quadro normativo di riferimento, sottolineando a partire dal decreto legislativo 124 del 1998, che prevede l’obbligo per le Asl di garantire la prestazione in regime sostitutivo qualora i tempi massimi non vengano rispettati nel presidio territoriale di competenza, a tutela del diritto alla salute e della prossimità delle cure.

«»

Articoli correlati

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *