L’annuncio dell’arrivo di 70 rinforzi complessivi nelle otto carceri abruzzesi accende il dibattito sullo stato degli istituti di pena. A intervenire è Mauro Nardella, segretario nazionale Cnpp-Spp, che non condivide l’entusiasmo espresso dal senatore di Fratelli d’Italia, Etelwardo Sigismondi.

«Nulla da obiettare circa il fatto che questo governo stia facendo un’opera di ossigenante arruolamento. Anche se siamo ancora molto distanti dal recuperare le decine di migliaia di operatori allo stato ancora mancanti, non farlo significherebbe negare l’evidenza».
Il punto critico, però, resta la condizione complessiva degli istituti di pena: «Le carceri italiane, compreso quello di Vasto, istituto ricadente nella circoscrizione di Sigismondi, pullulano di problemi più o meno notevoli». Nardella richiama anche l’attenzione su una normativa «varata 51 anni fa e più volte soggetta a restyling», ma che «consta di molti punti assolutamente non ancora rispettati».
Tra le principali criticità segnalate ci sono le condizioni strutturali degli edifici: «Uno dei problemi più grandi attualmente presenti negli istituti di pena riguarda le indecenti condizioni nelle quali versano le loro strutture, in molti casi obsolete o quanto meno fatiscenti». Da qui l’invito diretto al senatore: verificare personalmente la situazione, «quanto meno il carcere di Vasto». «Avrebbe di certo notato l’assenza di acqua calda nelle celle e l’incapacità ad assicurare la stessa finanche nel locale docce» a causa «di vecchissime caldaie che ora funzionano e fra 10 minuti chi lo sa». «Se caso mai gli capitasse di fare visita l’istituto in una giornata di pioggia si accorgerebbe altresì delle infiltrazioni di acqua piovana capaci di allagare le celle oltre che i sotterranei del carcere stesso».
Non meno preoccupante, secondo il segretario, lo stato della cinta muraria esterna, «prossima a collassare e in molti punti divenuta un’autentica gruviera». Il problema del sovraffollamento resta prioritario: «In Italia ha oramai superato le 17.000 unità (64.000 presenze a fronte di 47.000 posti regolamentari)», a cui si aggiunge «un numero di soggetti psichiatrici troppo alto per dirsi lontano dalle nostre gravissime critiche». Nel caso del carcere di Vasto, evidenzia, emerge soprattutto «l’incompatibilità carceraria dettata da gravissime problematiche psichiatriche».
Altro nodo è quello del lavoro: «Sta diventando sempre più una chimera». Una criticità che riguarda anche l’istituto vastese, «impropriamente chiamato Casa Lavoro, visto che oltre all’elemento principe del trattamento penitenziario difetta della capacità lavorativa di molti dei suoi ristretti proprio perché soggetti con gravi patologie psichiatriche».
In conclusione, Nardella invita alla prudenza: «Mai come nel caso che ci riguarda una rondine non fa primavera. Il suo entusiasmo potrà da me essere condiviso solo ed esclusivamente nel momento in cui tutti i problemi elencati saranno affrontati e risolti». E chiude con un invito diretto al senatore: «Magari ne possiamo discutere direttamente in carcere a Vasto qualora il senatore avesse voglia di venirci a trovare. Io lo aspetto».







