Dopo la confessione del padre al termine di 13 ore di interrogatorio e l’arresto, entrano nella seconda fase le indagini sull’omicidio di Andrea Sciorilli, il 21enne ucciso due giorni fa a Vasto. Questa mattina verrà conferito l’incarico ai medici legali Pietro Falco e Riccardo Di Tanna, mentre per domani è prevista l’autopsia all’Istituto di medicina legale di Chieti.
Il giovane è stato trovato senza vita nel garage sotterraneo del palazzo in cui viveva con la famiglia, in una traversa della circonvallazione Istoniense. Per l’omicidio è accusato il padre, Antonio Sciorilli, 52 anni, dirigente amministrativo della Asl Lanciano-Vasto-Chieti, arrestato ieri mattina dopo un lungo interrogatorio durato circa 13 ore, iniziato nel pomeriggio del giorno precedente. Davanti ai pubblici ministeri Silvia Di Nunzio e Miriam Manfrin, l’uomo ha confessato. Si è difeso sostenendo di essere stato minacciato dal figlio con un coltello, i colpi d’ascia sarebbero stati una reazione alla minaccia.
A ricostruire la dinamica dei fatti è stato il procuratore capo Domenico Seccia, nel corso di una conferenza stampa tenuta insieme ai vertici dell’Arma. Secondo quanto emerso, il padre avrebbe colpito il figlio con un’ascia, infliggendo tre fendenti: alla testa, allo zigomo e allo sterno. Quest’ultimo colpo, stando ai primi accertamenti, sarebbe stato quello fatale. Sarà comunque l’autopsia a chiarire con esattezza le cause della morte.
All’interno dell’abitazione e nell’ascensore dello stabile sono state trovate tracce di sangue, elementi che hanno indirizzato subito le indagini verso l’ambito familiare. Nell’interrogatorio, l’indagato ha parlato di una reazione a un’aggressione. I suoi avvocati, Alessandro Orlando e Massimiliano Baccalaà, ieri non hanno voluto parlare dell’accaduto, né della posizione del loro assistito, con cui Baccalà aveva parlato solo per pochi minuti, in attesa di leggere gli atti delle indagini.
Determinante anche la testimonianza di un vicino di casa, che ha dato l’allarme dopo aver visto il 52enne accanto al corpo del figlio nel garage condominiale. Un testimone oculare che, come riferito dal procuratore, ha notato l’uomo «che trafficava con la salma» prima di contattare i carabinieri.
Gli inquirenti delineano una tragedia maturata «in un contesto familiare abbastanza travagliato». Alla base della lite, poi degenerata nell’omicidio, ci sarebbero tensioni legate al futuro lavorativo del giovane: il padre avrebbe cercato di spingerlo verso una stabilità professionale, senza ottenere però risposte. Andrea avrebbe dovuto partecipare a un corso di formazione a Piacenza per istruttore amministrativo nella Asl.
Nel corso della conferenza stampa è emerso anche un precedente: nel 2024 era stata presentata una denuncia per maltrattamenti nell’ambito del cosiddetto Codice rosso da parte del padre e della sorella. Il procedimento non ebbe seguito, poiché la denuncia venne successivamente ritirata e il fascicolo archiviato. Oggi gli avvocati difensori incontreranno il loro assistito nel carcere di Torre Sinello.







