Passaggio pedonale rialzato e semaforo a chiamata sono da escludere, ma l’Anas si impegna a programmare «l’eventuale» implementazione della segnaletica e ad autorizzare «se ne dovessero sussistere le condizioni» altri interventi proposti dal Comune.
Ha il sapore del nulla di fatto la risposta della società alle sollecitazioni della sindaca Emanuela De Nicolis che aveva chiesto interventi per migliorare la sicurezza del tratto di San Salvo Marina della Statale 16.
La vicenda è quella della protesta di inizio agosto di alcuni residenti e turisti dopo la morte di Diego Sozio, investito da un tir il 29 luglio. I proprietari degli appartamenti che affacciano sulla trafficata strada denunciavano il rimpallo tra gli enti e chiedevano interventi urgenti per non rischiare la vita a ogni attraversamento. Nel tratto in esame, infatti, sono ben pochi i veicoli che rispettano il limite di 50 km orari, la segnaletica di alcuni attraversamenti non è ottimale e di notte l’illuminazione è scarsa.
Se la sindaca si era mostrata disponibile a provvedimenti per migliorare quel tratto, la risposta dell’Anas non dà alcuna certezza lasciando tutto nel campo dell’«eventualità». La proprietaria della strada che, l’8 agosto, ha disertato la riunione in municipio, ora, evidenzia l’inattuabilità delle proposte del Comune e rassicura «circa le condizioni di sicurezza dei passaggi pedonali presenti, che sono dotati di segnaletica verticale di indicazione e di preavviso. La segnaletica orizzontale è in buono stato manutentivo tale da rendere gli stessi attraversamenti ben visibili». La stessa società, in apertura di missiva, sottolinea che «nessun rimpallo di responsabilità può essere attribuito a questa Anas».
Gli ingegneri Enzo Di Vittorio (capo centro) e Marco Bosio (area Gestione rete) spiegano che non è possibile realizzare attraversamenti rialzati perché «possono essere messi in opera solo su strade residenziali. Ne è vietato l’impiego sulle strade che costituiscono itinerari preferenziali dei veicoli normalmente impiegati per servizi di soccorso o di pronto intervento».
Discorso simile per il semaforo a chiamata che rischierebbe di congestionare il traffico, dispositivi di questo tipo vengono solitamente impiegati «in ambito urbano e pertanto non adatti all’impiego su strade extraurbane. Paradossalmente tale installazione potrebbe rilevarsi peggiorativa per il perseguimento dichiarato di implementare la sicurezza in quanto avrebbe ripercussioni in termini di fluidità del traffico creando una discontinuità del flusso veicolare con conseguente aumento del rischio di incidentalità».

Cosa accadrà, quindi, su quel tratto di strada? Anas spiega che «programmerà, laddove necessario, l’eventuale implementazione della segnaletica verticale ed orizzontale presente», aggiungendo che «ulteriori interventi di carattere urbano dovranno, in ogni caso, essere proposti dal Comune competente per territorio». La società si impegna «a valutare, se ne dovessero sussistere le condizioni, la possibilità di autorizzare gli interventi che si riterranno necessari e che dovranno essere eseguiti da parte del Comune».
Resta da sondare l’installazione dell’autovelox che dovrà essere autorizzata dalla prefettura di Chieti.
Insomma, l’impressione è che nulla accadrà, almeno a breve, proprio come temuto da residenti e turisti. D’altronde, con la fine di agosto, diminuiscono notevolmente le presenze e chi ha protestato in strada un mese fa è già lontano per poter tornare a far sentire nuovamente la propria voce.