Gli 11mila ettari del futuro Parco tornano nel mirino: Laudazi: «Rivedere tutto»

Oltre 11mila ettari di territorio, 19 Comuni, migliaia di residenti, terreni privati, aziende agricole, insediamenti industriali e otto porti. È su questa estensione che torna a puntare i riflettori Edmondo Laudazi, del Centro studi e ricerche del Vastese Il Nuovo Faro, ribadendo la propria contrarietà alla perimetrazione prevista per il Parco della Costa Teatina e dei Trabocchi.

La procedura è tornata in primo piano dopo la sentenza del Tar Abruzzo del 22 giugno 2026 e ora le amministrazioni interessate sono chiamate a confrontarsi nuovamente sulla questione. Tra queste c’è anche Vasto, con il Consiglio comunale chiamato a esprimersi.

Per Laudazi, però, prima di procedere sarebbe necessario fermarsi e rivedere una perimetrazione che considera troppo estesa e legata a previsioni ormai datate. Nel territorio interessato, sottolinea, non ci sono soltanto aree di pregio ambientale, ma anche attività agricole specializzate, imprese, infrastrutture e una parte importante del sistema produttivo della provincia di Chieti.

«Noi amiamo profondamente la nostra terra ed il nostro paesaggio, da conservare e da valorizzare in tutela ambientale, ma non possiamo partecipare ed approvare la ingessatura del nostro territorio», afferma Laudazi.

Il Centro Studi chiede in particolare di verificare se le vecchie ipotesi di perimetrazione siano ancora compatibili con le esigenze attuali del territorio. Una posizione che si accompagna al richiamo a una proposta più contenuta che, negli anni, sarebbe stata sostenuta dalla Regione Abruzzo e costruita con i Comuni dotati di costa.

Sul tavolo ci sono anche le possibili conseguenze economiche per i proprietari delle aree interessate. Secondo “Il Nuovo Faro”, la perdita di valore dei terreni privati potrebbe superare complessivamente i 200 milioni di euro.

Laudazi richiama inoltre le preoccupazioni già espresse da diverse categorie e amministrazioni locali, citando Cia Abruzzo, Confindustria e i Comuni di Scerni, Casalbordino, Pollutri, Villalfonsina e San Salvo.

La questione, secondo il Centro Studi, riguarda anche il futuro della provincia di Chieti. «In una Provincia ed in una Regione dove si vuole valorizzare la ZES, esaltare la Via Verde, potenziare i porti e le vie di comunicazione sui corridoi intermodali, diventare la cerniera tra il Tirreno e l’Adriatico – sostiene Laudazi – non si può consentire l’arrivo di una pietra mortale che, invece di valorizzare il nostro territorio, rischia di produrre paralisi, sottosviluppo e disoccupazione».

La richiesta è quindi quella di riaprire il confronto prima di assumere decisioni definitive: coinvolgere la popolazione, ascoltare Comuni e categorie produttive e rivedere una proposta che, secondo Laudazi, non sarebbe più adeguata alle caratteristiche e alle esigenze attuali del territorio.

Articoli correlati

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *